Ma quanta stoffa posso indossare?

di Pepita Vera Conforti, presidente del Coordinamento donne della sinistra

Non ci mancava proprio alle nostre latitudini la pretesa di pudore, con divieti per motivi igienici e di sicurezza (ormai parola magica che apre a ogni involuzione).

Già dobbiamo subire durante tutta la primavera l’imperativo della prova costume, ora in piena estate c’è chi vuole invece definire quanto deve o non deve coprirci il costume. La paura non è mai stata buona consigliera, e abbinata a facile populismo il rischio è di sconfinare nel ridicolo.

Confondere i “costumi” con il rispetto della legge che sempre dovrebbe garantire un equilibrio tra libertà individuali e responsabilità sociale, è decisamente eccessivo. Non possiamo assimilare al fanatismo religioso l’espressione di alcuni segni di religiosità o di tradizione, anche quando queste non ci piacciono. Quale problema pone nuotare vicino a una donna con il burkini (che non viola la legge dato che “non dissimula il volto”), in topless e (oso dirlo) nuda, se questa loro scelta non limita la mia libertà?

Siamo proprio convinti che impedire a una donna con il burkini di fare il bagno in piscina o al lago sia un atto di giustizia, salvaguardi l’ordine pubblico, allontani il fanatismo, garantisca pari dignità tra uomini e donne? Ogni centimetro di stoffa ha determinato nel tempo le diverse forme di controllo delle gerarchie di potere politico, religioso e economico sulle donne. Vedo che anche chi si pensa evoluto, ripropone la medesima strada.

E così il corpo, e in particolare quello delle donne, continua ad essere un campo di battaglia politica… senza garantirgli nei fatti un briciolo di libertà in più. In questo dibattito la voce di Jean Baubérot sul quotidiano Libération, fondatore della sociologia della laicità, è tra le più interessanti e sagge in questo momento di grande confusione, quanto ricorda come questi divieti potrebbero accentuare un sentimento di esclusione della comunità musulmana dando agli estremisti il pretesto per il reclutamento, mentre invece propone un’idea di laicità “la plus inclusive possible”.