L’IRE e Maggi di nuovo fuori strada

di Graziano Pestoni, presidente dell’USS Ticino e Moesa

Dai tempi di Marina Masoni l’IRE è diretto da Rico Maggi. Da allora, sempre secondo l’IRE e il suo direttore, in Ticino non ci sono problemi. Da allora le sue analisi sono però criticate da più parti, per la loro superficialità e la loro parzialità.

L’ultima, incredibile, affermazione, la possiamo leggere sul Caffé di domenica scorsa. Maggi scrive: la nostra economia non è più a rimorchio, ora siamo cresciuti. Il Ticino è un’economia molto moderna, resistente alla crisi. La disoccupazione è ridotta, ma strumentalizzata a fini politici.

Maggi non ha certamente letto la pubblicazione dell’USS-Ticino (giugno 2015), “NO al dumping, analisi del mercato del lavoro in Ticino e proposte operative”. Avrebbe potuto leggere che la disoccupazione è sempre elevata, ma soprattutto che molti salari sono bassi, molto bassi, addirittura inferiori alla soglia di povertà. Avrebbe potuto leggere anche che i giovani faticano a trovare posti di lavoro adeguati a salari ragionevoli, che gli anziani che perdono il posto di lavoro non trovano più nulla, che il dumping salariale è diffuso e gli abusi numerosi. Che è diffusa una pericolosissima, dal profilo sociale, precarizzazione del mondo del lavoro.

Questa non è un’economia sana. Maggi lo dovrebbe sapere. Le sue affermazioni sono quindi gravi, ma è grave soprattutto il fatto che Maggi non è un banchiere oppure un industriale, bensì un funzionario pubblico, tenuto per definizione a svolgere il suo lavoro con rigore e serietà.