Per difendere i salari in Ticino

di Raoul Ghisletta, deputato in Gran Consiglio

Nell’annoso e improduttivo dibattito sulla libera circolazione delle persone il controprogetto all’iniziativa popolare cantonale dell’UDC «Prima i nostri!», in votazione il prossimo 25 settembre, propone una terza via. Una terza via tra la posizione protezionistica a tutti i costi (costi quel che costi, visti i problemi che crea all’economia di esportazione e alla ricerca) e la posizione liberista a tutti i costi (che non affronta i danni collaterali alle persone creati dalla libera circolazione).

Il controprogetto porta qualche elemento utile alla popolazione residente in sofferenza a seguito della libera circolazione massiccia delle persone in Ticino: sofferenza che riguarda residenti svizzeri e stranieri, persone in disoccupazione, sottoccupati precari, lavoratori sottopagati e giovani con la prospettiva di emigrare per trovare lavoro.

Innanzitutto il nuovo articolo 14 lettera A del controprogetto costituzionale dà mandato al Cantone di provvedere affinché ogni lavoratore in Ticino riceva un salario corrispondente a quello vigente nella professione e nel settore («Il Cantone provvede affinché: a) ognuno possa sopperire ai suoi bisogni con un lavoro svolto in condizioni salariali, assicurative e lavorative corrispondenti a quelle vigenti nella professione e nel settore in Ticino, le quali gli consentano un tenore di vita dignitoso per vivere nel Cantone, senza subire una pressione al ribasso del salario»). Insomma, salari svizzeri per chi lavora e deve sostenere costi di vita svizzeri. Questo nuovo capoverso della Costituzione cantonale va oltre il principio del salario minimo di circa 18 fr all’ora (introdotto nella Costituzione ticinese, ma non ancora applicato) e concerne tutte le professioni con salari d’uso superiori al salario minimo. Rispettare il salario d’uso significa ad esempio che un infermiere in Ticino non può essere pagato 4.000 fr al mese (22 fr orari), dato che il salario d’uso al primo impiego per un infermiere è di circa 5.200 fr (scala cantonale su 12 mensilità). Il rispetto del salario d’uso in Svizzera era moneta corrente quale condizione per la concessione di tutti i permessi a lavoratori stranieri non residenti fino a pochi anni fa: dopo l’entrata a pieno regime degli Accordi bilaterali l’applicazione di tale norma è rimasta limitata ai lavoratori stranieri provenienti dagli Stati terzi (non al beneficio dei Bilaterali) e ai richiedenti l’asilo.

Il nuovo capoverso sul salario d’uso introduce quindi un obiettivo socioeconomico importante, per la prima volta, in una Costituzione cantonale. Questo potrebbe essere un primo passo verso il suo inserimento nella legislazione federale: infatti se tale principio fosse introdotto a livello federale, acquisirebbe forza di legge per tutte le professioni in Svizzera, per i lavoratori svizzeri e per i lavoratori stranieri. Votiamo quindi sì alla modifica della Costituzione cantonale e cominciamo ad applicare il principio del salario d’uso in seno a tutti gli enti pubblici e parapubblici ticinesi: ciò consentirà poi di allargare il dibattito (non vedo tante altre strade, al di là dei classici proclami altisonanti di chi indica che bisogna fare ben altro).

Il controprogetto prevede pure la promozione da parte del Cantone dell’occupazione nel rispetto del principio della preferenza dei residenti. È semplicemente la codificazione costituzionale della politica cantonale d’incentivazione di aziende del settore secondario e terziario avanzato: infatti sempre più enti pubblici ticinesi versano sussidi pubblici e riservano terreni a prezzi di favore per insediare aziende che pagano salari svizzeri. Lo scopo è assorbire la disoccupazione interna e favorire l’occupazione dei giovani residenti che si affacciano sul mercato del lavoro. L’articolo corrisponde poi alla politica d’assunzione del personale da parte di numerosi enti pubblici, datori di lavoro parapubblici, scuole ed enti sociosanitari.

Il controprogetto richiede infine un impegno alle autorità ticinesi nel tutelare il mercato del lavoro dalla pressione al ribasso sui salari, cosa che il Cantone sta facendo negli ultimi anni, pur in mezzo a tante difficoltà e contraddizioni. Vi sono quindi motivi sufficienti per sostenere il controprogetto all’iniziativa «Prima i nostri!».