Fabrizio Sirica: “La sinistra non si dice. Si fa”

Intervista pubblicata il 16 agosto 2016 dal GAS
a Fabrizio Sirica, vicepresidente del PS Ticino

Ci rivolgiamo a Fabrizio Sirica, vicepresidente, insieme a Beatrice Reimann, del PS sotto l’egida di Igor Righini, per avere qualche ragguaglio in più sul nuovo corso intrapreso dal Partito Socialista. Grandi movimenti, rimescolamenti di acque e una strategia per il futuro.

In questo quadro, Fabrizio, scusaci, ma tu sei un ragazzino, d’accordo dare un segnale, ma la tua esperienza politica? Non è che qualche vecchio squalo ti papperà come un pesciolino?

Nella dirigenza che vuole Igor Righini, eletto con grande sostegno dalla base durante il congresso, è importante avere punti di vista e profili diversi. Perché la società è composta anche da giovani, per cui è fondamentale che noi abbiamo la possibilità di esprimerci ed essere al centro del progetto politico. In un partito che per molti anni ci ha dato poco spazio questa scelta è qualcosa di più di un segnale: è una grande concessione di fiducia che andrà ripagata con lavoro duro e impegno. Certo, non è facile confrontarsi con compagni che hanno grande esperienza e mi rendo conto che sono ancora molte le cose che devo imparare. Ma non ho dubbi, sono le argomentazioni che porti a renderti squalo o pesciolino, mica la carta d’identità!

E la Reimann? D’accordo, donna e con esperienza politica in Svizzera interna ma, come ci insegna l’esperienza, Ticino e cantoni confederati sono spesso due mondi diversi. Non avrà difficoltà a capire i singolarismi nostrani?

Penso che sia un bene avere anche il punto di vista di chi viene dall’esterno, perché riesce così ad approcciarsi alle questioni senza contaminazioni del passato o da dinamiche di partito. Poi fammi chiarire una cosa. Nel nuovo corso e nell’approccio di Igor non si vuole avere uomini e donne che singolarmente trascinano il partito o che impongono la loro linea. La direzione è una squadra, e per come la vedo io il ruolo di vicepresidente non è al di sopra di altri. Né dei compagni di direzione né di un qualsiasi compagno della base. Abbiamo semplicemente un ruolo di rappresentanza in più e abbiamo dato la nostra disponibilità per impegnarci per il partito.

E voi due come coppia? Prima nemmeno vi conoscevate…

Beatrice e io ci siamo conosciuti a Lugano qualche tempo fa e avremo modo di lavorare molto insieme. Ma vale lo stesso per altri compagni che sono nuovi nella direzione. Non è che come coppia di vice avremo particolari lavori da portare avanti. Ribadisco, usciamo dalla logica verticale e responsabilizziamo tutti.

Arriviamo ad Igor. Il nuovo presidente, plebiscitato all’ultimo congresso, è calmo e quasi buddista nelle sue esternazioni, un po’ all’antitesi tua, che sei decisamente più movimentista.

Igor ha il difficile compito di gestire il dibattito interno. È la persona giusta per farlo: pacato, accogliente, ma molto sicuro di sé e in chiaro su cosa vuole. Venendo a me, io glielo dissi chiaramente quando mi chiese di entrare nuovamente in direzione: una mia caratteristica è che mi faccio prendere incredibilmente dall’entusiasmo. Vivo di passione. Ho bisogno di crederci, crederci profondamente per poi riuscire a dare il 110% in quello che faccio. Delle volte questo mi porta ad essere impulsivo. Non sono un calcolatore e ho delle difficoltà con “le strategie”. Non faccio tattica, non penso se un tema o un concetto sono spendibili, se mi portano benefici o altro. Io dico quello che penso e lotto per quello in cui credo, pronto come sempre a metterci la faccia e assumermi la responsabilità. Ma parliamo finalmente di politica. Sono movimentista, perché penso che la politica istituzionale non sia che una parte della politica. Le istituzioni sono un mezzo, non un fine. Chissenefrega delle poltrone se poi non ti danno un rapporto di forza tale per aiutare la popolazione e implementare misure concrete!

Com’è la tua politica, Fabrizio?

La mia politica si fa in strada, volantinando e parlando con le persone, coinvolgendo i compagni, le sezioni, la popolazione nelle discussioni. Al momento il nostro approccio eccessivamente socialdemocratico, che mira a tappare i buchi e mettere le pezze alla politica liberista fatta dai partiti di governo, ci sta facendo perdere identità e credibilità. La gente si chiede: perché dovrei votare PS se questi non rappresentano una vera alternativa? Basta! Dobbiamo opporci e non prenderci le responsabilità della linea politica altrui. Dobbiamo creare nella società rapporti di forza e di pressione tale da cambiare gli equilibri politici. Non lo possiamo fare solo stando in parlamento, tanto meno in governo. Sempre sulla base di questa logica, stare in governo impone al nostro Consigliere di Stato di addossarsi scelte in contraddizione con la nostra idea di società. Perché è un Consiglio di Stato economicamente liberale, dal PPD alla Lega. La loro strategia è quella di indebolire lo Stato e aprire agli amici privati. Pacchetti di risparmio che colpiscono solo il ceto medio e basso della popolazione, mentre ai ricchi alle imprese sconti, regali, sgravi. A queste ingiustizie dobbiamo opporci, con l’aumento della disparità non si fanno compromessi. Da qui la domanda: cosa ci facciamo in Consiglio di Stato se poi le votazioni importanti finiscono 4 a 1? Se poi dobbiamo continuare il decennale trend che vede peggiorare la situazione della scuola e porta, giustamente, i docenti e gli allievi in piazza?

Che il partito necessiti di più visibilità e di più azione sono in molti a dirlo. Vedremo una lenta eutanasia del PS o hai qualche altro scenario da proporre?

Ho un appello. Per tutti coloro che vivono le deleterie condizioni di lavoro imposte da ‘sti partiti borghesi, per chi vuole una società più equa, giusta e solidale… È ora di mettersi in gioco! È ora di contribuire! Se volete impegnarvi e non solo lamentarvi, io sono disponibile, creiamo sulla base dei vostri interessi e delle vostre competenze gruppi di lavoro che avranno qualcosa da dire! Lo scenario deve essere quello di un PS che crea, partendo dalle ingiustizie sociali e dalla rabbia creata dal sistema liberista: un’opposizione sociale. Un esempio. I tagli fatti sugli assegni integrativi, contestati senza risultato dai nostri parlamentari, hanno fatto mobilitare un gruppo di genitori che hanno promosso una petizione e manifestato pacificamente. Questo ha portato il governo a ridimensionarsi, perché la protesta popolare vale molto più di un voto minoritario dei nostri gran consiglieri. Questo dobbiamo essere! La scintilla, il gas (per rimanere in tema), l’organizzatore dell’opposizione sociale. Perché mio padre operaio che da trent’anni si sbatte sul cantiere per una paga indignitosa rispetto al suo sacrificio, di Marx non sa nulla, ma è sicuramente d’accordo su tutta la linea e forse a coinvolgerlo seguirebbe pure. Per farlo, per vedere questi problemi, bisogna essere sul territorio, sbattersi, sacrificare molto tempo con inizialmente pochi risultati, ma una volta accesa la miccia… Uno dei nostri problemi, è che manca quella voglia, quella passione, forse quella rabbia. Dobbiamo ritrovarla dentro di noi, perché il socialismo è questo compagni! Il mio impegno sarà rivolto a diffondere questo messaggio, ma poi scordatevi che sia io, o Beatrice, o Igor a portarlo avanti: dobbiamo essere tutti quanti insieme! Poi il parlamento è il fine, è la concretizzazione tecnica di questa costruzione sociale.

Fabrizio, dicci qualcosa di sinistra, convincici che non sei solo chiacchiere e distintivo.

La Sinistra non si dice, si fa. Io so a che classe appartengo, so chi difendo e chi voglio rappresentare. E non lo faccio o lo dico in un’intervista, ma lo porto avanti ogni giorno. Prendo 3’941 franchi netti al mese e non ne voglio mezzo in più, tanto meno dalla politica. La balla della pace sociale e in generale il sistema politico Svizzero ammazza l’opposizione e ci fa accontentare delle briciole, ma Marx è sempre attuale, è una lotta di classe che stanno fottutamente dominando i borghesi. Lo vedi in ogni statistica di redistribuzione della ricchezza, nei bonus milionari di finanzieri arricchiti sul lavoro degli operai, lo vedi negli occhi di un interinale senza speranza, lo senti nella divisione frontalieri/residenti, una guerra tra poveri che fa vincere i ricchi, i padroni. Dobbiamo dare un orizzonte, un’idea strutturata di società diversa, dobbiamo smettere di accontentarci delle briciole, basta con i compromessi che non danno nulla a chi dovremmo rappresentare. Il PS deve essere l’alternativa, non semplicemente dire di esserlo. E sono sicuro che se riusciremo a provare questi sentimenti, a sentire nell’anima la rabbia che deriva dall’ingiustizia, ce la faremo!

Corrado Mordasini