Il nuovo mercato? Dal monopolio all’autarchia elettrica

Intervista pubblicata il 9 agosto 2016 su “la Regione”
a Bruno Storni, deputato in Gran Consiglio

«In Gran Consiglio, lo scorso giugno, s’è discusso a lungo sul primo deficit finanziario di Aet, registrato nel 2015, e che perdurerà per almeno altri quattro anni. Il mercato elettrico oggi ha prezzi bassissimi anche a causa, si dice, dei forti sussidi concessi all’energia rinnovabile. Il problema è invece un altro: il costo basso dell’energia prodotta col carbone che non paga la tassa sul CO2» commenta Bruno Storni a proposito dei conti in rosso dell’Azienda elettrica ticinese.

I tempi sono quelli che sono, ma servono anche scelte lungimiranti. Per quanto possibile, naturalmente. Aet dovrebbe rivedere i propri investimenti anche nell’idroelettrico? «No, assolutamente. Non dico questo. Anzi, l’idroelettrico rappresenta circa il 60 per cento della produzione Aet e deve resistere nonostante questo periodo complicato, con anomalie del mercato. Oggi ad esempio si può produrre energia in Germania a costi bassissimi senza rispettare l’ambiente, perché si brucia carbone» osserva Storni. Il motivo? «Da noi la tassa sul CO2 è pari a 84 franchi alla tonnellata, mentre i certificati europei variano da 5 a 10 euro; costano poco perché c’è esubero di energia e i consumi sono scesi». E sarà sempre più così, anche perché ogni elettrodomestico (lavastoviglie, frigorifero e via discorrendo) consuma sempre meno. Come le lampade led. «Ma ciò che deve costringere a rivedere l’intera impostazione – aggiunge il nostro interlocutore – è il fatto che fra non molti anni ognuno potrà produrre in casa la propria energia e stoccarla in cantina. Il prossimo passo è la batteria, poi l’idrogeno». Detta brutalmente può esserci un futuro senza le attuali aziende elettriche, e del resto «quelle private, in Svizzera, sono tutte in profonda crisi» dopo aver perso miliardi di franchi per investimenti in strutture e progetti ormai superati dai fatti. Data l’aria che tira, inoltre, non si riescono più ad ammortizzare i grossi investimenti del passato. Insomma, un vero pesante blackout finanziario. Finito il monopolio, si apre l’era dell’autarchia, con tutte le incognite del caso. «Il mercato elettrico ormai è sottoposto a molteplici variabili» osserva Storni. Forse troppe.