«È ora che il triciclo ci metta la faccia»

Intervista pubblicata l’8 agosto 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Ivo Durisch, capogruppo in Gran Consiglio

Il capogruppo del PS pone sotto pressione PLR-Lega-PPD e auspica più entrate

Quali mosse compirà il PS sulla manovra finanziaria del Cantone? Il capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch fornisce le prime risposte in questa intervista al Corriere del Ticino e fa presente che, specie sul piano fiscale, è ora che il cosiddetto triciclo (PLR-Lega-PPD) «ci metta la faccia». Ma il PS proporrà anche nuove entrate perché «ci sono ampi margini di manovra».

La manovra da 185 milioni è in vista. Come intende posizionarsi il gruppo del PS?

«Anche se agli automatismi (Legge sul freno al disavanzo) preferiamo le decisioni consapevoli, considerata la situazione delle finanze del Cantone, non ci tiriamo indietro. Questo non vuole dire che sosterremo una manovra che contiene proposte non accettabili».

Sembra essere tornata la stagione del triciclo, con PLR, PPD e Lega ad unire le forze in vista di un accordo. Cosa ne dice di questa intesa?

«Il “triciclo”, come lo chiama lei, non è una novità. Questa alleanza sta di fatto dettando la politica cantonale da almeno un ventennio e il risultato è qui da vedere: stiamo facendo l’ennesimo esercizio di tagli alla spesa, di nuovo anche sulle spalle del ceto medio basso. Non mi sembra un successo. Nelle parole questi partiti vogliono smarcarsi gli uni dagli altri mostrando a volte sensibilità verso le fasce di popolazione meno abbienti: si parla spesso del volto sociale della Lega, dell’area sindacale del PPD e dell’anima radicale dei liberali. Quando poi però si entra nel concreto del voto, PPD, PLR e Lega assumono la stessa linea: favorire i più benestanti a scapito dei meno agiati».

Delusi di non essere della partita per formare un poker, come avvenuto in Governo?

«No, il poker è un gioco d’azzardo e non ci è mai piaciuto in politica. Il neoliberismo versione ticinese ha lasciato il suo segno. Se la vita delle persone diventa un tavolo da gioco, allora ci troviamo di fronte a una società ingiusta. In nome della flessibilità si è di fatto sdoganato del precariato. Ci fa specie sentire predicare di capacità di sapersi riqualificare e assumere dei rischi da chi ha i piedi al caldo e non certamente nel fango».

Il varo in Consiglio di Stato è unanime. In Gran Consiglio una spaccatura pare inevitabile. A chi dice che è sempre il PS a rifiutare e a volersi sdraiare sui binari come replica?

«“Piuttosto mi sdraio sui binari” sarebbe l’affermazione attribuita a Patrizia Pesenti, che ancora oggi dà fastidio. A quei tempi la maggioranza liberale, con il sostegno delle altre due ruote, si è assunta la responsabilità (la medaglia) degli sgravi dicendo che sarebbero stati sostenibili, anzi che avrebbero portato ricchezza. Quando invece è apparso il buco (il primo preventivo 2004 tendeva a un disavanzo di 300 milioni), si è preteso che fosse Pesenti ad assumersi la responsabilità (il berretto verde) dei tagli sulle spalle delle persone meno abbienti. Noi quella responsabilità non ce la siamo presa allora e non ce la prendiamo nemmeno oggi. Che se la prenda il triciclo, che nel frattempo sta già pensando a sgravi per le fasce più ricche».

La portata della manovra è ampia: dato che PLR, Lega e PPD si stanno accordando su questo dossier vede già una sorta di larghe intese per tutto il resto della legislatura?

«Se nelle decisioni concrete vogliono continuare ad avere la stessa linea, è una loro scelta. Ripeto, è un ventennio che succede, è cambiata solo la ruota anteriore del triciclo. In politica si possono anche trovare dei compromessi, ma con dei limiti chiari: i diritti di fondo delle persone non si barattano, a quel punto meglio essere una minoranza».

Si fa presto a dire che il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla manovra. Il Governo vi ha attribuito competenza per una sessantina di milioni. Interpellarvi sa un po’ di esercizio alibi?

«No, per le decisioni più delicate bisogna passare in Gran Consiglio. In ogni caso queste proporzioni devono far riflettere. Se nelle sue modifiche legislative il Parlamento delega sempre più competenze al Consiglio di Stato, allora questo è il risultato. Noi abbiamo sempre ribadito l’importanza, nell’interesse dei cittadini, che il Parlamento tenga il più possibile in mano la situazione, in particolare quando in gioco ci sono valori fondamentali».

PLR, Lega e PPD sono convinti che la manovra sia sbilanciata sul fronte delle entrate. Come replica?

«Non sono d’accordo, la manovra è equilibrata. Per una volta il Consiglio di Stato ha avuto il merito di andare ad esaminare anche delle entrate. Questo non vuole ancora dire che sia un buon equilibrio. La revisione sulle stime ha mostrato come sul fronte delle entrate fiscali ci siano ampi margini di manovra».

Il triciclo intende confezionare un pacchetto da 10-15 milioni di ulteriori tagli. Quale sarà la vostra contromossa?

«Crediamo che le entrate non siano mai state analizzate criticamente e proporremo di farlo. Regolarmente, invece, nelle manovre finanziarie ha sempre prevalso il taglio della spesa corrente».

Se dico che stanno facendo ciò che il Governo non ha avuto il coraggio di fare, come risponde?

«Vediamo prima i contenuti, poi discuteremo se si tratta di vero coraggio».

Il PS lo sostiene da tempo: con qualche punto di moltiplicatore, usando la leva fiscale, l’incasso sarebbe garantito e, sostenete, meno doloroso di certi tagli. State pensando ad una proposta formale in tal senso?

«Non necessariamente, ci sono altre misure prioritarie da analizzare».

Qual è la misura puntuale della misura che, avendo una bacchetta magica, farebbe sparire all’istante?

«Sicuramente l’abbassamento della soglia di intervento per la politica famigliare».

Il Consiglio di Stato ha sempre parlato di «scelta unanime» e «bilanciata». Quindi Manuele Bertoli, ciò che voi contestate, lo ha approvato. È o non è un problema?

«Non è assolutamente un problema. Bertoli ha fatto il suo lavoro, noi facciamo il nostro».

E se, alla fine, i veti incrociati facessero saltare il banco in Consiglio di Stato, chi dovrà assumersi la colpa?

«Più che di colpe parlerei di responsabilità. A pagina 99 delle linee direttive si cita la Costituzione che nel preambolo dichiara: “La forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri”. Noi ci assumiamo la responsabilità di difendere questi valori, gli altri si assumano le responsabilità delle loro scelte».

Avete discusso con Bertoli delle mosse per intervenire sulla manovra o il gruppo agisce in piena e totale autonomia?

«Come gruppo lavoreremo sulla manovra fino alla fine dell’estate e teniamo i contatti con Bertoli con cui ci confrontiamo regolarmente».

Sul Consuntivo 2015 socialisti ed ecologisti sono riusciti a presentare due distinti rapporti per dire la stessa cosa. A lei non pare un’assurdità?

«Se giro la domanda guardando al futuro le rispondo che, per quanto riguarda la manovra, non abbiamo preclusioni a un rapporto comune».


Chi è

Ivo Durisch, classe 1967, è ingegnere informatico. È domiciliato a Riva San Vitale dove, dal 2004, è municipale.

In Gran Consiglio

Nel Parlamento cantonale è entrato nel 2015, eletto sulle liste del PS. Dal 2016, a seguito delle dimissioni spontanee di Pelin Kandemir Bordoli, è capogruppo in Gran Consiglio.

Il partito

Durisch è membro di direzione del Partito socialista ed è stato nella commissione che ha coordinato la ricerca del nuovo presidente al posto del dimissionario Saverio Lurati. La scelta del congresso, lo scorso gennaio, era caduta su Igor Righini. Di Durisch si dice che «è il più ecologista dei socialisti».

Difesa e attacco

Su una reazione di Righini nei confronti di Norman Gobbi aveva dichiarato: «Ha fatto bene». Sarà questa la sua linea di condotta? «No, non credo. È giusto però reagire in maniera ferma alle provocazioni e alle proposte irrealizzabili. Io faccio più fatica ad attaccare direttamente le persone. È importante che nel partito ognuno riesca a essere se stesso e a valorizzare al meglio le proprie qualità».

Gianni Righinetti