“Dividere figli e genitori per me è inaccettabile, questa legge è crudele”

Intervista pubblicata il 24 luglio 2016 su “il Caffè”
a Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Separare i genitori dai figli è qualcosa di tremendo, che nessuna legge può in qualche modo giustificare”. Manuele Bertoli, ministro socialista, va controcorrente in governo. Contesta l’applicazione letterale della legge che espelle gli stranieri che non sono più in grado di mantenersi economicamente, anche se sposati con uno svizzero, anche se di mezzo ci sono dei figli. Legge che in Ticino ha fatto aumentare le revoche del permesso di residenza (B) da 41 del 2013 a 81 nel 2015. Già 25 quelle nei primi sei mesi del 2016. “Mi sento, in casi come questi, di dover fare obiezione di coscienza, perché gli effetti sono intollerabili”

In Ticino c’è un’applicazione troppo rigida della legge?

“Sto verificando cosa succede negli altri Cantoni. Mi rifiuto di pensare che in Svizzera, solo per una questione di soldi, ci sia un’applicazione così restrittiva per cui si allontanano i genitori che vogliono mantenere un rapporto con i loro figli”.

Lei parla persino di apartheid economica. In che senso?

“Nel senso che in un Paese che si dice civile, separare i genitori dai figli per questioni economiche, non può che essere un’offesa ai diritti fondamentali delle persone. Non ho altre parole per definirla”.

Ma che uno straniero debba potersi mantenere senza un eccessivo ricorso all’aiuto sociale, non è un principio condivisibile oltre che legge federale?

“Certo, vale anche per gli svizzeri: tutti aspirano a vivere, a mantenersi senza aiuti sociali. Non si contesta il fatto che una persona, o una famiglia, arrivata in Svizzera per lavoro, se non più in grado di sbarcare il lunario debba tornare da dove è venuta. Ma quando si è in presenza di una separazione, quando il padre o la madre vengono cacciati via, mentre il figlio rimane in Svizzera, allora è diverso: non va bene. Peggio ancora se la madre, straniera sposata con uno svizzero e con un figlio svizzero, è allontanata forzatamente”.

In questo caso siamo davanti a svizzeri di serie B, di figli che non hanno gli stessi diritti di tutti gli altri.

“Evidentemente questa legge ha valutato solo pochi casi, pochi stereotipi di famiglie. Invece oggi le famiglie nascono, si dividono, cambiano. Sono più complesse, perciò la questione va affrontata con una maggior sensibilità e con più senso”.

In altre parole, con più umanità?

“Sì. Il principio che uno straniero non debba essere a carico dell’aiuto sociale può essere anche valido, ma se l’applicazione di questo principio porta a separare i genitori dai figli, e anche dai figli svizzeri, invece di risolvere un problema se ne crea uno più grande. Questo non è sensato. Non è civile. Non è umano”.

In governo esaminate i ricorsi, che atteggiamento c’è?

“Personalmente ho sollevato delle obiezioni nei casi in cui c’erano di mezzo dei bambini svizzeri che venivano separati dai genitori. Ma nonostante io fossi contrario, il governo ha poi avallato le decisioni di rimpatrio. Abbiamo ancora una serie di casi pendenti, su cui abbiamo deciso di fare degli approfondimenti”.

In questa situazione c’è ancora un margine di manovra?

“Spero che ci sia, me lo auguro. Non si può essere così ottusi nell’applicare una legge che ha delle precise finalità, ma che all’atto pratico produce degli effetti tanto negativi. Mi aspetto che si applichi la legge con equità e che si evitino quegli eccessi di formalismo che provocano problemi più grossi di quelli che si vogliono risolvere”.

c.m.