Igor Righini: lo stato va alla rovina?

Intervista pubblicata il 18 luglio 2016 da gas.social
a Igor Righini, presidente del PS Ticino

Una buona parte della sinistra e non solo, fatica a capire una cosa. Com’è possibile continuare con questa politica miope di sgravi alle aziende che ha portato, partendo da Masoni, alla situazione attuale?

Desidero una società in equilibrio. Lo Stato prima di pensare all’equilibrio dei conti deve bilanciare la società. Per attuare un progetto di pace sociale occorrono uno Stato giusto e una fiscalità equa. Ma allo Stato servono mezzi e i mezzi arrivano da una politica fiscale equa. Se lo Stato ridurrà ulteriormente la pressione fiscale non potrà più assolvere a compiti importanti, così regolarmente saremo confrontati con politiche di tagli alla spesa pubblica. Questo è un circolo vizioso che porta lo Stato alla rovina. Sgravi, meno introiti fiscali, meno prestazioni, meno servizi, meno Stato : ciò conduce a produrre ancora più disuguaglianza sociale, a un aumento della precarietà e della povertà.

Ho capito, ma scusa la franchezza, molti pensano che il PS sia complice con questa politica. Bertoli è anche lui in governo.

Il governo decide a maggioranza e questo governo decide spesso quattro a uno. È un governo di destra dove si propongono soluzioni di destra. È un governo consigliato da illustri personaggi dell’economia che ritengono, ad esempio, che il Consiglio federale sia di centro sinistra poiché rispetta le norme internazionali sullo scambio automatico di informazioni. Persone con stipendi multimilionari, da nababbi, che non accettano che la Svizzera ha sepolto il segreto bancario. Non accettano le norme internazionali e vorrebbero tornare ad operare nell’ombra. E noi dobbiamo subire la lezione impartita da queste persone riguardo il modo di condurre lo Stato? In questo contesto bisogna rimettere ordine. Prestare attenzione alla ragione e non farsi abbagliare da questa nuova società dominante, ricca, intraprendente, abile, ma terribilmente egoista e incapace di vedere il bene collettivo.

Un giornale italiano titolava. Canton Zugo, un paradiso dove non esistono tasse, disoccupazione e comunisti. Non hai l’impressione che in Ticino si cerchi disperatamente di prendere questa china? Ricorda un po’ ai tempi di Flavio Maspoli, dove si voleva aprire un casinò dietro ogni angolo inseguendo denaro ritenuto “facile”?

Il modello di Berlusconi fatto di meno imposte alle imprese, sgravi, meno controllo e meno Stato? Stiamo pensando a questo? Allentiamo la pressione fiscale alle imprese, permettendo loro di realizzare ancora più utile, di promuovere operazioni economiche e di generare prodotto. Così questa ricchezza verrà automaticamente ridistribuita anche ai dipendenti che ne approfitteranno con stipendi in crescita distribuiti da una nuova economia illuminata, rigenerata e generosa. E gli operai consumeranno di più e riusciranno a loro volta a far crescere l’economia. Ma questo è un miraggio! La società del consumo felice non esiste, è una grande bugia. Si tratta di un’abile invenzione per ridurre i costi agli operatori della grande economia e, così, massimizzare i profitti, di questo si tratta. Con tutto il rispetto per quei settori della media e piccola impresa che lavorano in modo etico rispettando i lavoratori. Bisogna sempre ricordarlo perché c’è del bene da valorizzare, ma anche del cattivo da spazzare via, non da premiare con sgravi fiscali.

Esiste il denaro facile?

Panama Papers, evasioni, denaro ripulito alla spiccia e reinvestito ad esempio nell’immobiliare e via discorrendo, perché non sono affatto gli esempi che mancano: certo che c’è. C’è sempre stato. Ci sarà sempre. Ma lo Stato deve rimanere solido, forte e lottare contro questi sistemi. Perché ogni franco che parte per venir nascosto nell’ombra è denaro estorto al popolo. È denaro rubato alla gente e al bene, denaro che infine manca per poter fare ciò che è un bene per la collettività: scuole, asili nido, case popolari a pigione moderata, case per la terza età, ospedali, biblioteche, bagni pubblici, piazze, opere di rispetto della natura, parchi. Il denaro sottratto al bene pubblico è un furto e chi ruba non deve stare nei palazzi incantati di qualche residenza estiva. Troppa gente stenta a tirare avanti e dà la colpa sempre ai più poveri.

Cos’è che non si riesce a far capire, quando parliamo di un’economia che strangola il lavoro?

Non dobbiamo mai stancarci di affermare in modo deciso, e di ripeterlo con uguale fermezza come stanno le cose. Noi lo facciamo e lo faremo con perserveranza. Dobbiamo lottare insieme guardando la realtà nuda e cruda, senza inutili fronzoli e senza distrazioni. La guerra fra i poveri architettata e strumentalizzata dalla destra al potere deve cessare: non conduce da nessuna parte, non serve. Basta con gli scontri tra i lavoratori poveri da un lato e quelli dall’altro lato del confine. Esigiamo salari dignitosi per tutti, senza distinzione.

E allora qual è la ricetta del PS? Parole concrete, non fumo, facciamoci capire dalla gente.

Fumo? Ma quando mai. Il Partito Socialista Svizzero ha dichiarato che farà una Politica che userà gli strumenti democratici a disposizione per opporsi a questo stato di cose. E anche noi socialisti ticinesi ci inscriviamo in questa politica. Il potere di destra ha voluto affidare la sanità pubblica ai settori privati? Noi abbiamo lanciato un referendum contro questo modo di far politica. Abbiamo chiesto giustizia alla popolazione e abbiamo vinto. In questo genere di casi lo abbiamo fatto e lo rifaremo, senza esitare. Recentemente abbiamo agito in questo modo con il referendum contro la nuova legge sull’ente ospedaliero cantonale EOC. Abbiamo salvato gli ospedali pubblici dall’assalto delle società anonime, lo rifaremo in altri settori, fondamentali per il bene e per il servizio pubblico. Ora a livello federale abbiamo lanciato un referendum contro la Riforma delle imprese 3. Lottiamo e lotteremo concretamente con gli strumenti della democrazia. Poi con il tempo riusciremo anche a farci capire meglio e ad ottenere un maggior successo elettorale. Per ora governa la destra e noi di sinistra facciamo tutto ciò che possiamo per difendere gli ideali dello Stato sociale, per il bene della collettività, così come è scritto nella nostra Costituzione.