No a una piccola UE degli affari

di Jacques Ducry, deputato in Gran Consiglio

I ben noti ex banchieri svizzeri Konrad Hummler (ex Wegelin) e Oswald Grübel (ex UBS) hanno preso posizione sulla stampa domenicale svizzera (26 giugno) a proposito dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE (Brexit). Oltre alle solite esternazioni a proposito dei «piccoli funzionari» e dei «burocrati UE» che impedirebbero la concorrenzialità dei mercati su larga scala (unico obiettivo dell’Europa per Hummler & Grübel), lo strambo duo ha proposto un’Unione europea in piccolo e appunto degli affari da contrapporre a quella vera, degli Stati e dei popoli.

Hummler&Grübel vorrebbero che l’AELS (Associazione europea di libero scambio) si trasformasse d’émblée da un’associazione economica in un attore politico in grado di fronteggiare l’UE difendendo gli interessi dei suoi membri e, addirittura e con malcelato senso dell’umorismo, «il futuro dei nostri giovani».

Se il futuro dei nostri giovani sia da confinare unicamente nella logica degli affari «concorrenziali» di Hummler & Grübel è tutto da dimostrare. I danni enormi causati dalle mille liberalizzazioni dei mercati e della finanza globale hanno portato una larga fetta della popolazione dei Paesi avanzati non solo a dover fronteggiare una recessione economica ma anche una vera e propria disfatta etica. La Beresina di ogni approccio etico e umanistico al mondo, agli altri, ai valori ha luogo quando si evince che l’unico modo per affrontare la vita nel XXI secolo sarebbe un coacervo di interessi concorrenziali in un’arena di mercato liberissima (Hummler & Grübel dixerunt), mentre già 15 anni fa c’era chi sosteneva che un terzo degli scambi economici globali fosse di provenienza criminale.

L’idea geniale (per modo di dire) di Hummler&Grübel sarebbe in sostanza quella di agganciare la Gran Bretagna fuggiasca alla nuova AELS guidata dalla Svizzera in corsa verso sempre nuovi lidi della concorrenzialità senza freno di un mercato talmente libero da non riuscire più a distinguere il lecito dall’illecito. In più, lo strambo duo argomenta che in questo modo (con l’affermarsi della nuova AELS 2.0) la Svizzera e gli svizzeri non verrebbero considerati dei nazionalisti ma proverebbero la loro appartenenza all’Europa, anche se questa si ridurrebbe a un’Europa degli affari.

Noi rigettiamo fermamente queste ipotesi ultraliberiste e controproducenti, rimanendo convinti che per la Svizzera sia l’UE il naturale porto d’approdo, un’UE da rifondare sia nell’ambito delle competenze dei suoi organi (Parlamento, Commissione, Consiglio e BCE) riprendendo i principi e i valori espressi nel progetto di Costituzione 2004/2005 redatto dalla commissione Giscard d’Estaing-Amato, sia nel concretizzare con forza i principi di giustizia, libertà, solidarietà in un’ottica più federalista. Lo facciamo riallacciandoci pure alle tesi di Maynard Keynes: che l’economia sia al servizio dei cittadini, e non viceversa.