Troppe lacune in Ticino tra sanità e socialità

di Raoul Ghisletta, membro del Gran Consiglio

Il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) gestisce importanti politiche pubbliche che vanno esaminate. Sono innanzitutto preoccupato dalla continua riduzione dei sussidi per il pagamento dei premi di cassa malati, che ha colpito il ceto medio ticinese: i sussidi erogati sono diminuiti di 20 milioni di franchi nel 2015 e la quota di persone beneficiarie di sussidi di cassa malati è scesa dal 30% al 23% in un periodo in cui i salari stagnano e i premi per l’assicurazione contro le malattie salgono.

Passando alla politica sanitaria gestita dal DSS, va sottolineato come tanto la politica ospedaliera quanto quella dei servizi di assistenza e cura a domicilio siano pesantemente condizionate dall’infelice modifica della legge federale sull’assicurazione malattia. La modifica in vigore dal 2012 pone sullo stesso piano le strutture sociosanitarie pubbliche e quelle private, siano esse profit o no profit, siano esse con o senza contratti di prestazione, siano esse con o senza contratti collettivi di lavoro.

Spiace dover costatare come il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, capo del DSS, non veda che la sanità è diventata un business sempre più grande con numerose criticità e non sia intenzionato a cogliere il messaggio dello scorso 5 giugno. Il popolo ticinese ha chiaramente dato mandato alle autorità cantonali di rafforzare il servizio sanitario pubblico e di garantirlo su tutto il territorio. Il DSS deve quindi utilizzare tutti i margini di manovra cantonali per assolvere il mandato popolare.

Un altro capitolo sul quale il DSS deve lavorare a fondo è la conciliazione lavoro-famiglia. Il Canton Ticino detiene numerosi record negativi in quest’ambito, che sono riassumibili in una grande difficoltà a conciliare famiglia e lavoro: tassi di natalità e tasso d’attività delle donne con figli ai minimi elvetici, un’enorme schiera di donne sottoccupate non per volontà ma per impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. Occorre quindi dare una risposta positiva all’iniziativa popolare della VPOD per asili nido di qualità e non limitarsi a dire che da noi la cultura socioeconomica è diversa, come se fosse una fatalità o una virtù.

Infine vi è la politica dell’alloggio a prezzi accessibili. È urgente che il DSS presenti finalmente il piano cantonale dell’alloggio e che dia un aiuto finanziario ai Comuni per creare alloggi a prezzi accessibili.

L’anno scorso a Lugano un’iniziativa popolare della sinistra è sfociata nel mandato al Municipio di investire un importante pacchetto di milioni per l’alloggio a pigioni accessibili, che va affiancato da sussidi cantonali. In Ticino siamo in grande ritardo, malgrado quanto dice il ministro Beltraminelli.

Prendiamo ad esempio la città di Zurigo, che negli ultimi quattro anni ha aumentato di 2400 le abitazioni a prezzi accessibili gestite da cooperative e dal Comune, raggiungendo una quota di mercato del 27%, che nel nostro cantone ci sogniamo (a tale quota si aggiunge un altro 2% gestito da fondazioni di utilità pubblica). Entro il 2015 Zurigo vuole costruire altri 6’500 alloggi. Inoltre la città sulla Limmat gestisce un migliaio di locali per piccoli commerci. In Ticino invece e purtroppo Cantone e Comuni hanno una presenza debole sul mercato dell’alloggio, ciò che non permette di calmierare la continua crescita dei prezzi a scapito degli inquilini residenti da lunga data.