«Serie di regali arbitrari a chi non ne ha bisogno. Nelle casse pubbliche un buco di oltre 2 miliardi»

Intervista pubblicata il 15 giugno 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Roger Nordmann, capogruppo socialista alle Camere federali

Il referendum è certo?

«Sì, assolutamente. L’assemblea dei delegati lo confermerà tra una decina di giorni».

Che cosa non vi piace nel progetto accolto dal Parlamento?

«Questa riforma provocherà un buco di 1,3 miliardi nelle casse federali, limitandosi a quel che si può misurare. E un altro buco di 1 miliardo nelle casse dei Cantoni e dei Comuni, con alcune incertezze per quanto riguarda quest’ultimi. Tutto questo quando di base non c’era alcun bisogno di alleviare l’imposizione delle imprese! Occorreva solamente trovare un modo per ritrovare la conformità fiscale, mettendo fine all’attuale sistema degli statuti speciali. Ma UDC, PLR e PPD ne hanno approfittato per inserire nel pacchetto regali enormi».

Secondo la maggioranza, la riforma punta a mantenere l’attrattività fiscale della Svizzera.

«Noi eravamo d’accordo che i Cantoni potessero abbassare il tasso d’imposizione e anche con alcune facilitazioni come i “patent box”. Eravamo pronti ad arrivare fino a una riduzione delle entrate fiscali pari a 500 milioni, qui però si va oltre in modo inaccettabile. E si introducono strumenti arbitrari come una serie di deduzioni per spese fittizie, ad esempio sulle eccedenze di fondi propri. È come se si dicesse che chi ha un appartamento può dedurre le spese per l’appartamento!».

Non temete quindi che chi oggi contribuisce in modo importante a riempire le casse statali finisca per andarsene?

«Nel 2008 è già stata ridotta l’imposizione dei dividendi perché si riteneva che fosse una doppia imposizione, ora si abbassa la pressione fiscale sugli utili: con questa riforma un’impresa che incassa 1 milione ne dichiara alle imposte solo 200.000, il resto lo deduce. Verrà a mancare parecchio e oltretutto non si è voluto far nulla per compensare queste perdite. Nel suo progetto iniziale il Consiglio federale voleva tassare i dividendi al 70%, ma la maggioranza borghese non ha voluto».

I Cantoni otterranno una quota maggiore dell’imposta federale diretta, ciò che li ha convinti ad appoggiare la riforma.

«Così si tolgono soldi necessari alla Confederazione e si lascia che i Cantoni abbassino eccessivamente la pressione fiscale, fomentando la spirale al ribasso già iniziata nella Svizzera centrale e in Romandia. Se le imprese pagano sempre meno le conseguenze potranno essere solo due: o dovranno dare di più le persone fisiche oppure si dovrà tagliare nel servizio pubblico».

Nel 2008 la riforma II delle imprese è stata accolta in votazione popolare per il rotto della cuffia. Pensate di avere buone chance di bloccare la riforma III?

«Penso proprio di sì. Questa riforma è ambigua dal punto di vista costituzionale perché aumenta la disarmonizzazione fiscale sia verticale (Confederazione-Cantoni) che orizzontale (tra Cantoni), rendendo il sistema più burocratico e complesso. Inoltre è arbitraria perché permette deduzioni fittizie. E la popolazione ha mostrato di recente di essere molto attaccata alle casse federali, respingendo l’iniziativa “vacca da mungere”».