Musei e cultura in Ticino

di Giorgio Mainini

Dopo essere intervenuto più volte su questo quotidiano per denunciare lo strabismo culturale dominante in Ticino, ora mi sento un po’ meno solo, dopo aver letto l’articolo ‘Il coraggio di scegliere’, a firma Claudio Lo Russo, pubblicato su ‘laRegione’ del 9 giugno. Tra le altre cose sagge, leggo: «Figli come siamo di un secolare equivoco, secondo cui la vera cultura sarebbe quella umanistica, non sorprende neanche il fatto che oltre un terzo dei musei siano dedicati alle arti (anche se non sono i più visitati), mentre alle scienze è riservato un misero 4 per cento. Un dato, questo, a partire da cui la Conferenza cantonale della cultura e gli istituti attivi sul territorio (in particolare gli ultimi e più grandi arrivati), potrebbero avviare un’utile riflessione ai fini di quella ‘offerta culturale diversificata e di qualità’ che è nelle intenzioni di tutti». A parte che sul termine ‘umanistico’ si potrebbe aprire un dibattito a parte, è impressionante il ruolo di quinta ruota del carro ricoperto dalla scienza. Io penso che, al di là della difficoltà intrinseca dei contenuti e del linguaggio della scienza, la cosa dipenda anche dal ‘chi’ regge le sorti della cultura in Ticino. Si tengano presenti i seguenti fatti.

Scienze? Come non detto

La Conferenza cantonale della cultura, di 14 membri, è composta da 13 degne persone che con la scienza ben poco hanno a che fare (c’è un medico, rara avis). Si veda qui: www4.ti.ch/decs/dcsu/ ac/osservatorio/istituti-cantonali/conferenza-cantonale-della-cultura . Siccome, ovviamente, la Conferenza non basta, c’è anche la Commissione culturale consultiva del Consiglio di Stato: essa conta fra i suoi dieci membri un filosofo (presidente), quattro giornaliste/i con interessi poetici, teatrali e cinematografici, un pittore, un musicista e performer, uno storico, un laureato in letteratura italiana e un’avvocata. Naturalmente, come si conviene, la Commissione ha sei sottocommissioni: arti visive, cinema e audiovisivi, musica, letteratura e pubblicazioni, arti sceniche e performative, film per giovani. Scienze? Come non detto. L’attuale direttore della Divisione della cultura e degli studi universitari, il biologo Sandro Rusconi, andrà in pensione l’anno prossimo. Giustamente è già stato emesso il bando di concorso, nel quale si legge che il direttore dovrà aver «cura delle strategie di sostegno e promozione nei diversi settori culturali (lingua italiana, arti visive, teatro, cinema, musica, letteratura ecc.)». Immagino che le scienze siano l’‘ecc.’. Se verrà nominato di nuovo uno scienziato, offrirò una luculliana cena a tutto lo staff del Decs in un locale di sua scelta. Passa un giorno e appare la notizia che, nell’ambito dei risparmi, si taglia il corso di robotica nel liceo di Bellinzona, nonostante il suo dimostrato successo: due suoi frequentatori voleranno in India per partecipare alla finale delle Olimpiadi di robotica, dopo che l’anno scorso altri tre avevano preso parte alla competizione mondiale in Qatar. Interpellato in merito, il direttore della Divisione della scuola così spiega: «La decisione politica di risparmio è stata di tagliare i corsi facoltativi non attinenti all’ordinanza federale di maturità. Non è stata fatta una valutazione sulla loro qualità». Detto in altre parole: «Se la politica avesse deciso di lasciare il corso di divagazioni estemporanee, l’avremmo mantenuto, anche se si è rivelato una barzelletta e costa una sfracca di soldi». All’anima della qualità, che non è stata valutata. La stessa politica che ha deciso di tagliare anche i corsi di introduzione all’informatica. Nel 2016, non ai tempi di Hammurabi!

Il Lac: Arte e Cultura

Ma il Cantone non è l’unico che fa sì che di scienza si occupino i non addetti ai lavori. Io abito a Lugano che, tra i suoi fiori all’occhiello, ha il Lac, dove la A sta per arte e la C per cultura. Bene: nel suo Consiglio di fondazione figurano due importanti banchieri e tre avvocati. Poi c’è Lac edu, che “è uno dei pilastri costitutivi del Lac che, insieme ad arte, musica, teatro e danza, ne compongono l’offerta culturale con l’obiettivo di instaurare un dialogo fra le arti e i diversi pubblici – scuole, bambini e famiglie, giovani e adulti – in una prospettiva di accesso alla cultura e di formazione permanente in modo partecipativo” (grassetto nel sito). Qui non c’è spazio per elencare l’“offerta culturale” 2015/2016: chi fosse interessato la troverebbe qui: http://www.lugano.ch/cultura-tempolibero/lugano-arte-e-cultura-lac/ lac-edu.html cliccando su “calendario delle attività di Lac edu”. Speriamo in un futuro più aperto.

La Rsi: il giardino di Albert

Per quanto riguarda la Rsi La1: ci sono l’eccellente ‘Il giardino di Albert’, cui è concessa una cinquantina di minuti la domenica alle 18.10, ‘Il nostro ambiente’, il sabato mattina alle 10 e poco più. Per non correre il rischio di farmi rimproverare un’altra volta di ingenerosità da una cara amica, affermo con forza che non sto sostenendo che filosofi, banchieri, giornalisti, pittori, avvocati, letterati, musicisti, storici siano una massa di incolti, tutt’altro: ben vengano ad animare la vita culturale ticinese. Ma, perdiana, è proprio così difficile scovare, che so, un botanico, un geologo, un fisico, un limnologo, insomma, qualcuno che abbia studiato una disciplina scientifica, e ficcarlo in qualche commissione culturale? Tra le tante definizioni di cultura una è questa: “Complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico”. È difficile negare che la nostra società in questo momento storico sia caratterizzata anche, se non soprattutto, dalle attività scientifiche.