«In questa battaglia eravamo soli»

Intervista pubblicata il 6 giugno 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Igor Righini, presidente del PS Ticino

L’esito emerso dalle urne è chiaro: la Legge sull’Ente ospedaliero cantonale non si cambia. Come ha vissuto la votazione?

«Direi che è stata una battaglia a dir poco difficile e intensa perché il fronte progressista si è ritrovato a combattere da solo. Quella di oggi è una vittoria che fa senz’altro piacere perché i ticinesi hanno detto chiaramente che, così come presentata, la legge non va bene».

La revisione della normativa è stato un dossier caldo che ha occupato DSS e Gran Consiglio a lungo. La maggioranza del popolo vi ha dato fiducia, qual è ora la vostra proposta per migliorare il settore della sanità ticinese?

«Il discorso ora non è cosa proponiamo noi ma, piuttosto, come intendono reagire loro. Finché ci verranno sottoposti progetti che prevedono lo smantellamento della sanità pubblica o la trasformazione di questa in una struttura ibrida, noi ci opporremo».

In altre parole, ora lasciate agli altri il compito di trovare una nuova soluzione?

«Direi che i cittadini hanno espresso una chiara volontà: bisogna rinforzare la sanità pubblica. In tal senso l’EOC non si tocca, né tantomeno lo si consegna a dei papabili compratori del privato. Da parte nostra chiediamo che il Governo in generale e il dipartimento di Paolo Beltraminelli in particolare riflettano su quali mandati affidare al privato, così da far risparmiare soldi all’ente pubblico. È erroneo pensare che noi siamo contro la sanità privata. Quello che non ci sta bene sono le ingerenze del settore privato nella sanità pubblica che, al contrario, va mantenuta così com’è».

Se nulla cambia non temete che ci sia una fuga di pazienti verso lidi sanitari più concorrenziali?

«Non penso. In ogni modo per noi il sistema sanitario cantonale si può cambiare, si può migliorare, ma, ripeto, non privatizzare. E il Ticino in questo senso si è espresso in maniera forte e chiara in difesa di una sanità di qualità. Il messaggio di chi ha votato no è indubbio: bisogna preservare uno dei pilastri della sanità pubblica».

V.M.