La sanità è un bene comune e non una merce!

di Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale

Chi ha bisogno di cure sanitarie necessita, anzitutto, di essere trattato in maniera adeguata e non deve essere sottoposto ad accertamenti e interventi inutili. Deve poter accedere alle cure senza essere penalizzato da costi eccessivi – l’ente pubblico ha il dovere di rispondere a queste esigenze.

Ma purtroppo la modifica della legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale, sulla quale si voterà domenica prossima, così come il progetto di pianificazione ospedaliera che di fatto declassa gli ospedali di Faido e Acquarossa (giustamente tematizzati con l’iniziativa “Giù le mani dagli Ospedali”) vanno in tutt’altra direzione.

Eppure non si tratta di cercare la quadratura del cerchio, ma di dar seguito a un principio tanto di base quanto essenziale, riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia: “L’assistenza sanitaria è da considerare un bene comune e non una merce dipendente dal mercato”.

Quanto proposto dal governo e dal Gran Consiglio ticinesi mette invece a rischio questo principio sacrosanto per la sanità, aumenta la concorrenza e rafforza le regole del mercato – malauguratamente già introdotte, con un primo passo, nel 2012 a livello svizzero con il nuovo finanziamento ospedaliero. Un cambiamento di paradigma che, mettendo sullo stesso piano, per quanto riguarda il finanziamento pubblico, gli ospedali pubblici e le cliniche private inserite sulla lista ospedaliera, non ha assolutamente permesso di aumentare la qualità delle cure e tantomeno di diminuire i costi.

Al contrario: in Ticino, così come in altri cantoni, i costi a carico dell’ente pubblico sono aumentati. Il nostro Cantone versa ogni anno un centinaio di milioni di franchi alle cliniche private: una delle cause principali delle attuali difficoltà finanziarie dell’ente pubblico è da cercare, non per ultimo, anche lì. Le promesse di diminuzioni dei premi di cassa malati proclamate prima dell’introduzione della nuova legge son lì da vedere: i premi aumentano e aumenteranno anche il prossimo autunno! E dopo queste promesse da marinaio, ecco che ora in Ticino si vuole modificare la legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale, introducendo nuove norme che permetteranno il trasferimento o l’esternalizzazione di servizi dal settore pubblico a quello privato e la creazione di società giuridiche miste.

Opporsi a questa modifica di legge non è una questione ideologica. Il problema tocca una questione di fondo: che futuro vogliamo per la sanità ticinese? Vogliamo un sistema sanitario basato sulla logica del mercato, che esternalizza al privato i servizi più redditizi, mentre lascia al pubblico quelli più costosi e impegnativi? O vogliamo un settore ospedaliero pubblico forte, capace di rispondere alle sfide sanitarie del futuro? Come affronteremo l’invecchiamento demografico, la necessità di permettere cure di alta qualità e il bisogno di rafforzare la medicina di prossimità?

Come faremo a evitare il pericoloso e costoso sovra-consumo di prestazioni sanitarie inutili, ma lucrative?

Per non trasformare la sanità ticinese in un affare vantaggioso per pochi, occorre votare No alla revisione della legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale il prossimo 5 giugno!