No alla privatizzazione dell’Ente ospedaliero

Giorgio Noseda, ex primario all’OBV di Mendrisio

I medici e il personale infermieristico attivi nei nostri ospedali pubblici hanno ricevuto dai vertici dell’EOC il divieto di esprimersi, nel caso di una loro opposizione alla modifica della Legge sull’Ente ospedaliero cantonale (LEOC). Si tratta di una limitazione della libertà di espressione che va denunciata pubblicamente. Chi si oppone a questa modifica è bollato come ideologicamente guidato da una posizione preconcetta (di sinistra) contro il privato. Non è così.

Una collaborazione tra ospedali pubblici e cliniche private è già oggi possibile e con risultati positivi senza la necessità di un particolare dispositivo di legge. Avviene già con la Clinica Hildebrand per la riabilitazione neurologica e con il Cardiocentro Ticino per la cardiologia invasiva e per la cardiochirurgia. Pochi giorni fa il collega Tiziano Moccetti si è espresso molto positivamente su questa collaborazione, scrivendo sul «Corriere del Ticino» del 25 maggio che, con la creazione del Cardiocentro, «è derivata un’offerta sempre più ampia di servizi in regime di collaborazione tra pubblico e privato: penso all’acquisto comune e alla condivisione tra Cardiocentro e EOC di apparecchiature tecnologicamente avanzate e di costi elevati come la Cardio-TAC, la MRI (risonanza magnetica) di ultima generazione e la reciproca messa a disposizione di spazi, impedendo in parte di creare doppioni e lo sperpero di risorse economiche». Dunque la collaborazione pubblico-privato funziona bene. Perché allora modificare la Legge sull’EOC?
Gli oppositori della modifica della LEOC non provengono tutti dalla sinistra, come si vuol far intendere. Nell’Associazione per la difesa del servizio pubblico militano esponenti di vari partiti. Il suo presidente Diego Scacchi, liberale-radicale e già sindaco di Locarno, ha recentemente affermato: «È da auspicare che anche da noi muti il vento, e che il servizio pubblico sia riqualificato. In questo contesto, deve essere ribadito che la proposta di modifica della Legge sull’EOC non corrisponde ai principi con i quali esso deve essere concepito, e va quindi respinta».
Per tornare alle proposte della legge in votazione, una in particolare prevede che l’EOC «può costituire società, assumere partecipazioni o collaborazioni sotto altre forme con terzi». È su questo cambiamento che siamo chiamati a votare il 5 giugno.
Nel corso della discussione in Gran Consiglio, due progetti di società anonima sono già stati presentati. Siccome alla Clinica S. Anna avvengono circa 800 parti annui, contro i 400 circa dell’Ospedale Civico, si vorrebbe aumentare la massa critica (1’200 parti) e quindi, si ipotizza, la qualità e la sicurezza delle prestazioni, spostando ginecologia-ostetricia dal Civico alla Clinica S. Anna, che appartiene al Gruppo Genolier (che per le sue politiche poco sociali ha avuto parecchi problemi in Svizzera).
Con ciò si indebolirebbe il settore pubblico, trasferendo nel privato letti e attività che possono anche essere redditizie. È poi tutto da dimostrare che la qualità e la sicurezza delle prestazioni migliorerebbe, dal momento che alla Clinica S. Anna non è in funzione, almeno sinora, un reparto di cure intensive e nemmeno un reparto di cure specialistiche di neonatologia (previsto invece all’Ospedale S. Giovanni di Bellinzona, dove già ora possono essere curati neonati prematuri a partire dalla 32. settimana). Perché allora non cercare di aumentare la massa critica dei parti a rischio all’interno dell’Ente ospedaliero cantonale, creando un polo mamma-bambino principale, una Frauenklinik, all’Ospedale S. Giovanni di Bellinzona, dove del resto la pianificazione ospedaliera ha previsto il reparto cantonale di cure specialistiche in neonatologia e di pediatria?
È inoltre chiaramente assodato che il parto è un evento fisiologico, che richiede un intervento medico solo in caso di rischi o complicanze. Perché allora la maggior parte dei parti non può aver luogo nell’ospedale regionale di prossimità?
Nel Locarnese viene proposta una collaborazione tra l’Ospedale La Carità e la Clinica S. Chiara, prevedendo la suddivisione di due mandati: ostetricia e neonatologia all’Ospedale La Carità e ginecologia alla S. Chiara: una suddivisione di specialità che in tutto il mondo sono strettamente legate e sotto uno stesso tetto.
La creazione di massa critica adeguata è già presente all’interno della struttura pubblica: allo IOSI (Istituto oncologico della Svizzera italiana), con sede presso l’Ospedale S. Giovanni di Bellinzona, e al Neurocentro della Svizzera italiana (NSI), con sede presso l’Ospedale Civico, che da anni offrono prestazioni di alto livello e di qualità, con riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.
Con il nuovo articolo di legge si introduce una politica strisciante di privatizzazioni, che inesorabilmente indebolirebbe il settore pubblico. Non ci stanchiamo di ripetere ancora una volta le parole del rapporto dell’Organizzazione mondiale della salute (OMS): «La salute non è un bene negoziabile. La fornitura di beni sociali essenziali, come la salute, deve essere gestita dal servizio pubblico e non secondo le leggi di mercato». Non miniamo pericolosamente la forza dei nostri ospedali pubblici. Non trasformiamo gli ospedali in società anonime. Votate no alla revisione della LEOC.