«Il finanziamento alle cliniche non ha portato a un miglioramento dei costi e dell’offerta»

Intervista pubblicata il 30 maggio 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Milena Garobbio, membro del Gran Consiglio

Perché votare no alla modifica della legge sull’EOC?

«Per mantenere forte ed efficiente il servizio offerto dai nostri ospedali pubblici, così da poter continuare a garantire cure sanitarie di qualità e di prossimità a tutti i cittadini. Il finanziamento alle cliniche private, introdotto nel 2012 e che costa 100 milioni di franchi all’anno al Cantone, non ha portato ad un contenimento dei costi sanitari o ad un miglioramento dell’offerta, anzi: si tagliano servizi nelle valli. La privatizzazione di servizi ospedalieri di prossimità rischia di compromettere il ruolo fondamentale dell’ente ospedaliero che è quello di fornire servizi sanitari di qualità, accessibili a tutti e distribuiti su tutto il territorio».

Tra le questioni sollevate dai favorevoli vi è la sicurezza e la qualità delle cure, raggiungibile tramite la massa critica, che può essere garantita in taluni ambiti solo grazie alle collaborazioni tra pubblico e privato. È davvero così?

«La qualità delle cure fornite dall’EOC non mi pare sia messa in discussione, anzi. L’approccio di concentrare alcune specialità per garantire la casistica necessaria è condivisibile. Di fatto parliamo di medicina specializzata o altamente specializzata (MAS). Per mantenere i MAS assegnati al Civico di Lugano serve la massima collaborazione tra tutti gli attori sanitari presenti sul territorio. Pare invece che vi sia difficoltà a raggiungere il numero minimo di casi, a causa di eccessivi trasferimenti oltre San Gottardo, consigliati da attori privati. Abbiamo chiesto in dicembre al Consiglio di Stato di verificare l’esistenza di questa pratica, ma siamo ancora in attesa di una risposta. La medicina di base, invece, non avrà difficoltà a raggiungere la cosiddetta massa critica necessaria all’interno dell’EOC».

Tra le collaborazioni future che più vi preoccupano vi è la creazione del Centro mamma bambino nel Luganese e la collaborazione tra la Clinica Santa Chiara e l’Ospedale La Carità a Locarno. Per quale motivo?

«Questi due progetti di collaborazione societaria vanno entrambi nella direzione di privatizzare ed esternalizzare un servizio di base come l’ostetricia, oltre che a concentrare un settore ospedaliero importante. Non sempre in questo campo qualità e sicurezza migliorano con l’aumento dei numeri. Penso ad esempio allo standard di qualità raggiunto dall’EOC, ma non dalle cliniche private, con la certificazione UNICEF “Ospedale amico del bambino”. Oppure al fatto che il progetto luganese non preveda di avere sotto lo stesso tetto, in caso di necessità, cure intensive per la madre o un reparto di cure continue di neonatologia (previsto dalla pianificazione a Bellinzona). Pure difficile intravedere risparmi economici: più un parto è medicalizzato, più costa (e più fa guadagnare!). Nel concreto, oggi, nelle cliniche private vengono eseguiti nettamente più tagli cesarei che negli ospedali pubblici».

In Ticino però esistono anche esempi positivi di collaborazione con il settore privato: ad esempio il Cardiocentro e la clinica Hildebrand. Perché tutta questa diffidenza?

«Proprio così, le collaborazioni pubblico-privato esistono e funzionano. Nessuna difficoltà verso questo tipo di collaborazioni, che non entrano in conflitto tra di loro: il Cantone assegna i mandati ai vari istituti e se reputa di non doversi occupare direttamente di una specialità la può assegnare al privato, come nei casi citati. Per farlo, quindi, non c’è bisogno di cambiare la LEOC».

Nella legge sono stati inseriti alcuni paletti, ossia le collaborazioni devono essere prima approvate dal Gran Consiglio e inoltre devono soddisfare le condizioni quadro vigenti all’EOC. Perché non vi convincono?

«I paletti – principio del primariato, stesse condizioni di lavoro dell’EOC, disponibilità a fare formazione – dovrebbero essere applicati già oggi a tutte le cliniche private, indipendentemente dalla collaborazione con il pubblico. Ritengo che questi vincoli debbano essere le condizioni necessarie per poter essere attivi in questo settore».

Il Consiglio di Stato nella conferenza stampa ha voluto precisare che non si tratta di una votazione sulla Pianificazione ospedaliera. È d’accordo con questa affermazione? Perché?

«Oggi votiamo su un’importante modifica della Legge sull’Ente ospedaliero cantonale e il segnale che dobbiamo dare al Governo è che bisogna finalmente correggere l’anomalia ticinese delle cliniche private, che da noi hanno percentualmente un numero di letti nettamente superiore al resto della Svizzera. Ne va della qualità del servizio pubblico».

Se la modifica di legge dovesse essere approvata dal popolo e l’altra iniziativa, Giù le mani dagli ospedali, dovesse essere bocciata, ci sono altre vie che intendete imboccare?

«È prematuro esprimersi, ma sicuramente continueremo a lottare nell’interesse dei cittadini per una sanità pubblica di qualità e garantita a tutti».

Michele Cappelletti