Una modifica di legge che nuoce alla nostra valle

Gina La Mantia, membro del Gran Consiglio

Partendo dalla Leventina, nelle ultime settimane man mano si è costituito nelle Tre Valli un ampio fronte interpartitico a sostegno degli Ospedali di Faido e di Acquarossa di cui fanno parte, oltre a politici (Granconsiglieri, Municipali e Consiglieri comunali) della regione e altre personalità anche numerosi medici e operatori sanitari che lavorano sul territorio. Checché se ne senta da varie parti – Dipartimento della Sanità e Socialità e maggioranza ASCOBLE in primis – lo scenario previsto per noi non è come quello dipinto, tutto rose e fiori. Anzi, le certezze sono poche e soprattutto negative.

Ad Acquarossa non avremo più il reparto di geriatria acuta: specialità consolidata e riconosciuta che, senza un motivo valido, è stata assegnata a Locarno. Avremo soli dieci letti di medicina acuta che faranno fatica ad essere sostenibili dal lato finanziario, e perciò saranno minacciati di chiusura alla prossima “tirata di cinghia” del Cantone. Avremo un reparto di 30 letti “acuti di minore intensità”, messo, all’ultimo momento – con una mossa poco trasparente durante il dibattito in Gran Consiglio – sotto un articolo legislativo che lo parifica a un istituto di cura: un chiaro declassamento, sia per quanto riguarda la qualità e la presenza medica e infermieristica, sia per quanto riguarda il finanziamento. E il pronto soccorso? Tutto da vedere.

In cambio ci viene messo sul tavolo da parte del Dipartimento della Sanità e della Socialità la nuova struttura, intesa come nuovo edificio, da costruire nei prossimi anni. E, visto che l’attuale ospedale è vetusto, è certamente buona e giusta cosa procedere su quella strada, come anche su quella della creazione di un polo socio – sanitario vallerano, collaborando con la Fondazione La Quercia e tutti gli attori attivi in quel settore. Ma non facciamoci abbindolare: questo scenario, in sé positivo, non preclude il reparto di geriatria, di medicina e del pronto soccorso aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anzi: più contenuto qualificato ci sarà, più lunga vita avrà la struttura, garantendo la presenza medica e posti di lavoro e di formazione di vari livelli in valle.

“Volete accettare la modifica del 15. 12. 2015 della legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale?” è la domanda alla quale siamo chiamati a rispondere il 5 giugno. Domanda quindi che non fa direttamente riferimento al nostro ospedale e ai (pochi) contenuti concessi ad esso, perché, come dice il direttore del Dipartimento Sanità e Socialità Paolo Beltraminelli giustamente “la pianificazione ospedaliera non è referendabile”. È referendabile però la modifica di legge che permette la privatizzazione di reparti ospedalieri e che apre la possibilità a qualsiasi tipo di cooperazione tra l’Ente Ospedaliero Cantonale e le strutture private, inclusa la formazione di società anonime.

In un Cantone come il nostro, dove il 45 per cento dei letti ospedalieri acuti è privato e dove la mano pubblica spende già oggi 100 milioni di franchi all’anno per finanziarli, questo aspetto non è trascurabile. Si passa da una visione di sanità come servizio pubblico a una visione di sanità come attore di mercato con scopo di lucro, mettendo gli ospedali e le cliniche in concorrenza l’uno contro l’altro. Vorrà pur dire qualcosa se la “nostra” geriatria acuta è stata assegnata a La Carità di Locarno, destinata a diventare, con la Clinica Santa Chiara, una SA. Vorrà pur dire altrettanto l’intento di creare, in collaborazione tra EOC e il gruppo immobiliare Genolier SA, un grande centro madre-bambino a Sorengo, mettendolo in concorrenza con le maternità degli ospedali pubblici di Bellinzona e Mendrisio. Vengono trascurati dei criteri di qualità documentati, di accessibilità ma anche di economicità delle cure per favorire un approccio puramente di mercato. Alla sanità pubblica il compito di raccogliere ciò che rimane: i casi costosi, complicati, meno redditizi.

Per noi nelle valli questi segnali non preannunciano nulla di buono. Abbiamo visto fin troppe volte che il disimpegno pubblico ci penalizza: le nostre valli vivono grazie alla volontà politica di garantire le infrastrutture necessarie attraverso i meccanismi di una giusta ridistribuzione della ricchezza. La medicina di base accessibile a tutta la popolazione è una di quelle prerogative imprescindibili.

Un NO alla modifica della Legge sull’EOC è quindi un chiaro sì a un forte settore sanitario pubblico, compreso nelle valli, e il Dipartimento Sanità e Socialità non potrà passarci sopra come se niente fosse.