L’imposta sull’alcool agli alcolisti anonimi?

di Andrea Ghisletta, consigliere comunale a Mendrisio

Entro domenica 5 giugno il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi sull’iniziativa denominata “Per un finanziamento equo dei trasporti”, meglio conosciuta come “vacca da mungere”.

Chiariamolo subito: questa iniziativa è sproporzionatamente folle. Non a caso è categoricamente rifiutata da tutti i partiti svizzeri tranne UDC e UDF, così come dalle istituzioni, dai sindacati, dalle organizzazioni padronali e da moltissime associazioni.

Essa si prefigge di destinare l’intero importo della tassa sugli oli minerali riscossa sui carburanti alla circolazione stradale. Seguendo questo principio, chi dovrebbe beneficiare dei proventi dell’imposta sull’alcool, l’associazione alcolisti anonimi?

I fautori dell’iniziativa veicolano poi l’idea dell’automobilista spremuto dalla Confederazione. Conti alla mano, il trasporto motorizzato privato causa in Svizzera costi esterni per 6.5 miliardi all’anno. Tali costi comprendono le ricadute sull’ambiente, sulla salute e degli incidenti che il mercato non riesce a imputare al conducente. Ecco perché si ricorre alla tassazione dello Stato, che compensa comunque solo una parte dei reali costi generati. L’automobilista è dunque tutt’altro che tartassato.
Oggi questa tassa finanzia per la metà del suo ammontare, ovvero per circa 1.5 miliardi di franchi, importanti servizi come l’istruzione, la ricerca, il trasporto pubblico e anche l’esercito e l’agricoltura. Davvero riteniamo che riorientare questi soldi sull’asfalto e sui conti correnti degli asfaltatori sia una buona idea per il futuro della nostra nazione?

Lo scenario presentato dai favorevoli è dunque da ribaltare: a essere munta sarebbe la società che soffre dei costi esterni, mentre i veri mungitori, i promotori nonché rappresentanti di lobby quali AutoSvizzera e Unione petrolifera, vedrebbero i loro portafogli gonfiarsi per bene. A noi resterebbe una Svizzera meno istruita, meno innovatrice, più inquinata e più asfaltata. È quindi doveroso mobilitarsi per respingere questa infelice prospettiva, votando e facendo votare “no”!