Una tassa, sì… ma utile!

di Henrik Bang, membro del Gran Consiglio

È vero che una tassa è sempre una tassa, però è anche vero che… ci sono tasse e tasse. Quando il prelievo di denaro dei cittadini avviene in base a principi precisi e si prefiggono obiettivi concreti, allora diventa difficile accusare lo Stato di volere soltanto «far cassetta», o «mettere le mani nelle tasche dei cittadini». Per meglio spiegare la questione al lettore reputo importante ricordare alcuni punti dell’articolo 46 della Legge sui trasporti pubblici in vigore attualmente ove viene definita la partecipazione dei privati: “La tassa di collegamento che rientra nei tributi causali, è il prezzo che il privato deve pagare per una prestazione fatta dall’ente pubblico, consistente, nel caso concreto, nel creare un servizio (di trasporto pubblico) di linea o estenderne uno già esistente. Il tributo si riferisce solo agli edifici o impianti generatori d’importanti correnti di traffico. La tassa di collegamento è soggetta al principio di equivalenza, nel senso che deve corrispondere al valore economico della prestazione offerta (costi) e considerare gli svantaggi od oneri causati alla collettività (volume di traffico e relative emissioni)”.

La tassa di collegamento appartiene senz’altro al gruppo dei provvedimenti ben pensati e ben motivati; personalmente la ritengo una delle decisioni politiche più utili, eque e giustificate proposte negli ultimi anni in Ticino, e voterò senz’altro «sì» alla sua introduzione, il prossimo 5 giugno.

Il problema che intende risolvere questa misura è davanti agli occhi di ogni ticinese. La situazione viaria, specialmente nel Sottoceneri, è al collasso: lo vediamo e ce lo sentiamo ripetere ogni giorno. Quel che pochi sanno, però, è che non siamo di fronte a un ostacolo insormontabile: se trovassimo il modo di togliere dalle nostre strade fra i 6 e i 7mila veicoli al giorno, secondo gli ingegneri del traffico elimineremmo gran parte degli intasamenti e ristabiliremmo condizioni di viabilità più che accettabili. È un obiettivo del tutto realistico, se pensiamo a un altro dato noto a tutti: che l’aumento vertiginoso di traffico nel Sottoceneri è provocato soprattutto dalle decine di migliaia di lavoratori frontalieri che – in 9 casi su 10! – entrano in Ticino da soli sulla loro automobile, approfittando del fatto che nell’84% dei casi dispongono di un parcheggio gratuito in azienda. Si tratta di una grande comodità, alla quale è difficile rinunciare spontaneamente, ma che nella società di oggi non ha più ragione di esistere.

La tassa di collegamento – che colpirà circa 200 grandi generatori di traffico – interviene proprio su questo privilegio anacronistico, per spingere le aziende a diventare virtuose promuovendo piani di mobilità aziendale. Togliere 7’000 veicoli dalla strada, date queste premesse, non è più un sogno fantascientifico, ma un traguardo alla nostra portata che – se raggiunto – porterebbe sostanziali miglioramenti alla mobilità ticinese in favore di tutti: commerci, aziende e non da ultimo ai polmoni dei cittadini stessi.

Non da ultimo, il ricavato della tassa di collegamento non servirà a risanare le casse del Cantone, ma a finanziare una parte dei 54 milioni di franchi che lo Stato impiega ogni anno per sostenere il trasporto pubblico, del quale approfittano tutti i cittadini residenti. Cittadini che, dopo un periodo di prova di tre anni, avranno poi modo di esprimersi sul consolidamento di questa misura, tramite i loro rappresentanti in parlamento o in modo diretto, con una votazione popolare perché la tassa potrà essere sottoposta nuovamente a referendum. La prospettiva di questa verifica democratica dimostra la trasparenza con la quale le autorità hanno lavorato nell’elaborare la tassa di collegamento; una tassa intelligente perché ci permette di finanziare la mobilità secondo il principio di causalità («chi inquina paga») e di chiamare quindi alla cassa tutti gli utenti della strada – non solamente i cittadini residenti.