Carobbio, «destra arrogante. Quando toccheranno le rendite la popolazione capirà»

Intervista pubblicata da Ticinolibero il 20 maggio 2016
a Marina Carobbio Guscetti, consigliera nazionale

La vicepresidente del PS spiega la decisone di una politica dura e di opposizione. «La scorsa legislatura si poteva dialogare, ora non più. I partiti di centro temono l’UDC». Sul Ticino dice che…

Il presidente del PS nazionale Levrat ha annunciato una politica dura e di opposizione, per contrastare la deriva a destra. Il clima in Parlamento per la sinistra, che aveva messo in guardia dei rischi presunti con una destra maggioritaria, è pesante: ne abbiamo parlato con la Consigliera Nazionale Marina Carobbio, vicedirettrice del partito.

Il momento politico è così difficile? Uno dei più complicati della democrazia svizzera secondo voi?

«Avevamo anche fatto sapere che c’erano dei rischi, avevamo reso attenta la popolazione sulla svolta a destra, ma quanto è successo in questi primi sei mesi della legislatura va oltre a quanto avevamo previsto. C’è arroganza nei partiti di centro destra anche su proposte importanti ma minime, basti pensare al congedo paternità, oppure quella di avere nel programma di legislatura obiettivi di parità salariale. Se è uno dei momenti peggiori non lo so, certamente è complicato. Nella scorsa legislatura si riuscivano a trovare accordi per soluzioni di compromesso, oggi è estremamente difficile. Penso alla riforma III delle imprese, si rischia di andare ancora oltre a quanto proposto dal Consiglio Federale a favore degli azionisti. In Consiglio degli Stati si era trovato un compromesso per la previdenza vecchiaia, oggi anch’esso è messo in discussione. E il rischio è che a farne le spese sia la maggioranza della popolazione».

Come mai a suo avviso la destra è divenuta così arrogante?

«Ora ha la maggioranza che prima non aveva. I partiti di centro sono sotto pressione da parte dell’UDC, in particolare il PLR ma anche il PPD. Prendiamo per esempio il congedo paternità, che era stato proposto da un pipidino e non è stato neppure sostenuto da tutto il PPD. Lì ci sono di sicuro una paura e un timore, inoltre i nuovi presidenti dei due partiti hanno posizioni più orientate a destra rispetto ai loro predecessori».

Sentendo le sue parole, torna in mente quanto affermava Dadò sui ricatti leghisti. C’è un parallelismo?

«Anche in Ticino abbiamo una destra che ha vinto le elezioni e dei partiti di centro che continuano a rincorrere la Lega, mentre a livello nazionale gli altri partiti rincorrono l’UDC e fanno alleanze soprattutto con esso, e ciò ci preoccupa. È difficile trovare delle posizioni condivise nell’interesse della popolazione: il congedo paternità esiste in tutta Europa, la proposta del deputato PPD chiedeva due settimane, proprio il minimo, e neppure questo è passato… Settimana scorsa la Commissione del Consiglio Nazionale della Sanità e socialità ha deciso di togliere la competenza ai Cantoni e alla Confederazione di intervenire quando non si trova un accordo sulle tariffe mediche e ospedaliera fra casse malati e ospedali. Se ciò dovesse essere accettato anche dal Parlamento avremo un ulteriore aumento dei costi sanitari e dei premi di cassa malati. Sono tutti segnali, ed ora la destra che attacca la socialità è una realtà, basti pensare all’AVS, con le rendite in discussioni, a Maurer che ha parlato di altri pacchetti di risparmi che a suo avviso devono intervenire sulle spese vincolate, che di fatto sono le spese per le assicurazioni sociali».

Come ha detto Levrat e come conferma lei, esistono alleanza UDC-PPD-PLR. Non rischiato di rimanere soli e di lanciare referendum che il centro destra possa vincere?

«Ci auguriamo di coinvolgere il PPD su alcuni temi sociali, anche se recentemente non è stato il caso. Non credo saremo soli, se servirà lanceremo dei referendum come quello già annunciato sulla riforma delle imprese o lo faremo se si attaccheranno le rendite pensionistiche, e la popolazione sono certa che ci supporterà. Quando si vedrà mettere in discussione le rendite capirà e farà le sue scelte in maniera consapevole».

Dove arriveremo?

«La popolazione si renderà conto di tutto prima, con i referendum troveremo delle risposte popolari. Ovviamente da parte nostra serve un progetto alternativo rispetto a quello dominante di destra, e a livello parlamentare svizzero stiamo cercando di far vedere un modo diverso di approcciarsi, penso alla fiscalità, alla sanità con i premi che aumenteranno ancora e vanno contenuti. Noi facciamo proposte alternative, anche in parlamento, ma ci auguriamo che dopo sei mesi in cui la destra è stata arrogante si trovi un modo di discutere».

Ritiene che anche a livello ticinese servirebbe una politica dura e di opposizione da parte vostra?

«Il PS quando ci sono state delle derive e delle proposte insensate che vanno a colpire le fasce più deboli e le famiglie, per esempio con il referendum vinto sui sussidi di cassa malati senza il quale oggi avremmo avuto dei tagli, interviene anche in Ticino, prima a livello parlamentare e se serve con la via del referendum».

Intanto si dovrà discutere della manovra e il PPD si è detto disposto a fare da capofila. Perché non farlo voi, per dare un segnale forte?

«Per fare il capofila serve l’accordo con gli altri partiti. Abbiamo già presentato un documento nei giorni precedenti la manovra in cui dicevamo che si tratta di una manovra che colpirà soprattutto le fasce più deboli della popolazione».