Chi inquina per i posteggi deve pagare

di Henrik Bang, membro del Gran Consiglio

Come noto, il 5 giugno prossimo il popolo ticinese sarà chiamato ad esprimersi sulla modifica della Legge sui trasporti pubblici. Negli scorsi giorni ho già avuto modo di soffermarmi sull’utilità della tassa di collegamento. Ora ritengo sia opportuno aggiungere alcune altre riflessioni in merito a questa tassa – vincolata al finanziamento dei trasporti pubblici – e rivolta a soli 194 grandi generatori di traffico: aziende e centri commerciali con almeno 50 posteggi.

Il primo appunto riguarda le ricadute fiscali di una parte degli assoggettati: la grande distribuzione. Personalmente sono dell’idea che gli importi relativi al gettito annuale di quest’ultima siano da considerare irrisori se paragonati al giro d’affari del commercio al dettaglio in Ticino. In poche parole la grande distribuzione vuole per sé sia il panino che il soldino. Lo spirito della legge proposta prevede invece che la grande distribuzione, co-generatrice di importanti correnti di traffico, partecipi, tramite la tassa di collegamento, al finanziamento del trasporto pubblico.

Un altro aspetto che mi preme evidenziare riguarda le emissioni inquinanti: è infatti innegabile che i grandi generatori di traffico siano in larga parte responsabili dell’inquinamento generato, soprattutto nel Mendrisiotto, dai veicoli dei loro dipendenti (principalmente frontalieri) con conseguenti evidenti effetti sulla qualità di vita della popolazione. L’aria di questo comparto, e non è difficile da credere, è la più inquinata della Svizzera e una delle peggiori d’Europa; nel corso del mese di gennaio 2016, in merito alla presenza di polveri fini abbiamo già assistito ad allarmanti superamenti dei limiti previsti dalla relativa Ordinanza federale. Nel corso del 2015, per i tre inquinanti più problematici quali diossidi di azoto, ozono e polveri fini il limite, fissato dalle autorità, è stato superato per ben 166 giorni contro i 3 giorni limite permessi dall’ordinanza federale. In poche parole un giorno su due, per il 2015, nel Mendrisiotto siamo stati in allarme inquinamento. Ma a tanti, troppi, della salute dei ticinese interessa poco, anzi magari ci si fa pure qualche affare con la vendita di qualche medicinale contro le asme, le bronchiti croniche e i bruciori di occhi e di conseguenza se ne parla troppo poco, meglio passare all’acqua bassa.

I recenti risultati dello studio Sapaldia hanno confermato scientificamente la relazione tra inquinamento e danni alla salute e i risultati sono molto preoccupanti.

Per non parlare, poi, dell’aspetto finanziario, spesso dimenticato, che va ad incidere in modo negativo sull’economia ticinese e che colpisce imprenditori ed artigiani. Come mai nessuno ha mai calcolato le perdite milionarie accumulate per tutto il tempo trascorso in coda dagli artigiani e dalle maestranze delle imprese ticinesi?

Infine occorre non dimenticare che circa il 50% della tassa di collegamento verrebbe corrisposto, per la prima volta, dai lavoratori frontalieri. Ricordo che, ogni giorno, sono oltre 50 mila le auto che attraversano i nostri confini per raggiungere il Ticino, il 90% delle quali viaggia con a bordo il solo conducente. Inoltre, l’85% dei frontalieri dispone di un posteggio gratuito sul posto di lavoro.

Ritengo quindi che tutte le ragioni poc’anzi esposte siano più che valide per giustificare una tassa che non solo ci permetterà di continuare a garantire il finanziamento dei trasporti pubblici (anche nelle periferie), ma ci consentirà anche di ambire ad una riduzione dei picchi di traffico e dell’inquinamento, e, di conseguenza, ad una migliore qualità della vita, a beneficio di tutta la popolazione.