Reddito e (o?) lavoro

Intervista pubblicata il 18 maggio 2016 da “la Regione”
ad Ada Marra, consigliera nazionale

Lo Stato deve versare 2’500 franchi al mese a tutti, senza condizioni?

La consigliera nazionale Ada Marra (Ps/Vaud) è favorevole all’introduzione di un reddito di base incondizionato (Rbi).

L’Rbi è una professione di fede. Perché dovremmo avere una fede cieca in questo strumento?

Non è fede cieca. Certo, c’è una parte di utopia. Ma il reddito di base esiste già in Svizzera. Un esempio, molto concreto: i pensionati, a beneficio dell’Avs. Non sono obbligati a lavorare, eppure non stanno mica con le mani in mano ad attendere la morte. Sono per lo più persone molto attive: nel volontariato, nella cura dei nipoti, seguendo una formazione, condividendo in vari modi il loro sapere ecc. Per me l’Rbi non è una professione di fede, ma qualcosa che esiste già e una visione di società.

Quale visione?

Sono due fasce della popolazione a interessarmi in modo particolare: i lavoratori più precari e le persone che svolgono tutta una serie di preziose attività non remunerate. I primi oggi non hanno alcun potere contrattuale riguardo alle loro condizioni salariali e di lavoro. Con una base di reddito garantita, avrebbero meno paura di perdere il proprio impiego: potranno perciò negoziare meglio con il datore di lavoro. Per quel che riguarda le seconde, penso in particolare alle donne: svolgono mansioni domestiche, si occupano dei bambini ecc., tutte attività non riconosciute.

Il rischio è che chi guadagna attorno ai 2’500 franchi mensili [la somma indicata quale base di discussione dai promotori dell’iniziativa, ndr] decida che non valga più la pena lavorare.

No, anzi. In genere le persone che guadagnano poco sono anche quelle meno formate. Con questi 2’500 franchi, potrebbero lavorare meno e investire il tempo così liberato nella loro formazione. I fannulloni esistono oggi e continueranno ad esistere anche con l’Rbi. Ma è sbagliato affermare che buona parte delle persone non lavorerà più a causa del reddito di base. Se poi qualcuno ritiene che con 2’500 franchi al mese può vivere ciò che vuol vivere, è una sua scelta. Con l’Rbi s’innescherebbe una tendenza alla decrescita, parola che anche a sinistra fa paura. Ciò che constato, è che la ridistribuzione della ricchezza in questo Paese fa difetto. L’Rbi non garantirebbe una migliore ripartizione, certo. Ma favorirebbe un cambiamento a livello di società.

Ad esempio?

Un operatore ecologico. Con un’Rbi, questa attività poco valorizzata scomparirebbe almeno in parte come impiego remunerato a livello individuale, per essere ‘recuperato’ dalla collettività sotto forma di attività non remunerata. Il nostro operatore ecologico, allora, potrà liberare del tempo per seguire una formazione, ad esempio.

Ma l’Rbi non dissuaderebbe soprattutto i giovani dal proseguire la formazione?

Ammettiamo che il 5 giugno vinca il ‘sì’. Cosa succederà il 6? Assolutamente niente. Prenda il congedo maternità, iscritto nella Costituzione oltre 50 anni fa. C’è voluto mezzo secolo di discussioni per stabilire come finanziare questo principio, e nel frattempo lo Stato sociale non è mica crollato! Per l’Rbi sarebbe la stessa cosa: ci vorranno anni e anni per capire come attuarlo, e in tutto questo tempo la formazione professionale continuerà ad esistere.

Se il sì prevarrà alle urne, la maggioranza borghese in parlamento avrà buon gioco nello smantellare lo Stato sociale.

Vorrei proprio vedere: se la destra e i partiti borghesi smantelleranno lo Stato sociale, elezione dopo elezione non faranno che perdere voti.

Con 2’500 franchi difficilmente si arriva alla fine del mese in Svizzera.

Ammesso che l’importo sia effettivamente questo, è una somma modesta solo se la considera come un salario minimo. Ma è un reddito di base. Le persone continueranno a lavorare. Avranno quindi a disposizione una somma più elevata per vivere.

Ada Marra