No al business della maternità

di Gina La Mantia, membro del Gran Consiglio

L’Organizzazione mondiale della sanità Oms parla chiaro: il parto non è una malattia, ma un evento fisiologico che richiede l’intervento medico unicamente in caso di rischi o di complicazioni.

Solo per il 10-15% dei parti il taglio cesareo è, sempre secondo l’Oms, giustificato da un’indicazione medica, ma nonostante ciò la tendenza è generalmente all’aumento.

Il parto naturale, lo mostrano vari studi autorevoli, ha dei vantaggi importanti per la salute psicofisica, sia per la madre che per il bambino: come, ad esempio, il rafforzamento del sistema autoimmunitario grazie al contatto pelle a pelle durante il parto e all’istinto del neonato di cercare il capezzolo e nutrirsi del prezioso colostro, o l’incentivo delle capacità empatiche del futuro adulto grazie all’immediato contatto con il corpo della madre.

Cesarei in Ticino: percentuale più alta nel privato

In Svizzera, invece, un bambino su tre nasce col cesareo. In Ticino siamo al 34 per cento, vicini alla media svizzera, ma con delle importanti differenze tra i singoli ospedali e regioni. La percentuale dei parti cesarei è notevolmente più alta nelle cliniche private: il 42,9 per cento alla clinica Santa Chiara di Locarno, il 40,7 per cento alla clinica Sant’Anna di Sorengo.

Nelle varie maternità dell’Ente ospedaliero cantonale invece la percentuale complessiva dei cesarei è del 28,6: sempre troppo alta, viste le raccomandazioni dell’Oms, ma comunque nettamente minore che nelle strutture private. Inoltre, nel nostro cantone solamente le maternità pubbliche rispettano i criteri di qualità necessari per avere il marchio “ospedale amico dei bambini”.

Ma il taglio cesareo senza indicazione medica non solo priva la madre e il bambino di tutt’una serie di vantaggi, ma genera anche dei costi non indifferenti per la società e benefici economici per le strutture che lo praticano. Il costo medio della degenza per un cesareo è di circa 9’900 franchi, mentre per un parto normale è attorno a 6’200 franchi.

Un parto a domicilio (visite comprese) costa sui 2’500 franchi e un parto in una casa nascita, come quella recentemente inaugurata a Lugano, sui 3’100 franchi. E questi ultimi, secondo le più recenti ricerche scientifiche, sono altrettanto o persino più sicuri se confrontati con i parti normali in ospedale!

Perché, di fronte all’evidenza, con la nuova pianificazione ospedaliera il Dipartimento della socialità e sanità si accanisce a voler concentrare i parti del Sottoceneri (e oltre), creando un grande centro madre-bambino a Sorengo, in collaborazione tra l’ospedale Civico e la Clinica Sant’Anna, gestita dall’impresa Swiss Medical Networks SA? Perché vengono ignorati raccomandazioni autorevoli e dati scientifici recenti? Come mai, per giustificare questa scelta, ci si basa unicamente sulle statistiche del Portogallo degli ultimi trent’anni, quando il Portogallo dell’epoca era un Paese sottosviluppato e le cause della mortalità elevata dei neonati erano di certo molteplici, tra le altre anche la grande povertà?

«Queste operazioni sono programmabili, più brevi rispetto a un travaglio naturale e permettono di ridurre il lavoro di notte e durante il fine settimana. Sono quindi chiaramente più redditizie per gli ospedali privati» afferma il direttore del dipartimento della ricerca sulla salute della famiglia dell’Oms, Dr. Monir Islam, spiegando così la differenza fra il tasso di cesarei degli ospedali pubblici e di quelli privati.

Se l’intento di voler concentrare la medicina specialistica per migliorare la qualità e l’economicità è senz’altro condivisibile, lo stesso argomento non può essere utilizzato per la maternità. Per creare le migliori possibili condizioni per un parto naturale, sereno e anche più economico, non ci vuole una grande clinica privata medicalizzata, ma, come insegnano la Gran Bretagna e i Paesi Scandinavi, sarebbe più appropriato il contrario: delle piccole strutture pubbliche, decentralizzate, che permettono alle partorienti e ai loro famigliari di essere protagonisti, e alle levatrici di svolgere appieno la loro arte.

Questa pianificazione ospedaliera, purtroppo, tratta il tema della maternità e dell’ostetricia in modo retrogrado e paternalista. Come donne moderne pretendiamo che ci venga ridata l’autonomia di vivere l’atto del parto, così fondamentale e così intimo, senza farne un business: da qui il nostro NO convinto alla modifica della Legge sull’Ente ospedaliero cantonale!