Voto per corrispondenza e schede disperse

di Francesco Cavalli

Conclusa la tornata elettorale 2015/16 non sono mancati i commenti elogiativi, per non dire euforici, relativi all’estensione della possibilità di votare per corrispondenza anche in occasione delle elezioni politiche. Oltre a evidenziare una partecipazione in crescita di qualche punto percentuale (non ovunque e forse inferiore alle attese), i fautori del voto per corrispondenza hanno fatto rilevare che non si sono registrati inconvenienti in relazione alla segretezza del voto.

Invece, quanto successo nel comune di Avegno Gordevio dovrebbe far capire a tutti che non sono tutte rose. Il ritrovamento, dopo tre settimane, di 45 schede (pari al 5,4%, quindi non proprio un’inezia) rimaste chissà dove, è un fatto di estrema gravità, chiaramente collegato al voto per corrispondenza, una cantonata che non può essere banalizzata e nemmeno classificata come caso isolato e non ripetibile.

Pur prendendo atto che non ci sia stata alcuna irregolarità intenzionale, l’episodio dimostra, al di là di ogni dubbio, che il sistema di voto per corrispondenza presenta ancora qualche falla a cui occorre porre rimedio in tempi brevi. Se indietro non si torna è necessario assolutamente ridurre i rischi legati al lungo via vai (quasi un mese) di buste e schede da un luogo all’altro. Rischi del resto già segnalati, ma del tutto ignorati, in occasione dei dibattiti parlamentari sul voto per corrispondenza.