Governo: salari su solo se lavora bene

di Evaristo Roncelli, presidente del Comitato cantonale

Sta suscitando molte reazioni la decisione del Governo di compensare il pagamento della propria pensione con un aumento del 9% del proprio stipendio. Di principio si potrebbe anche essere d’accordo, gli stipendi dei consiglieri di Stato ticinesi sono sotto quelli di altri cantoni simili, e se prima avevano un finanziamento nascosto, non pagando la pensione, oggi si trovano relativamente peggio rispetto ai loro colleghi d’oltralpe. Va fatto però un discorso più generale, questo aumento arriva in un periodo di tagli allo Stato, di riduzione delle prestazioni e di riequilibrio dei conti e di difficoltà economia per le famiglie ticinesi.

Non si può migliorare la condizione del Governo senza pensare che anche il resto dell’amministrazione soffre di una differenza salariale col resto della Svizzera (in alcuni casi anche del 20%). Se come Cantone vogliamo raggiungere il livello salariale del resto della nazione, il gap va ridotto in primis dall’ente pubblico, che deve essere d’esempio per l’economia. Chiaramente questo processo richiede risorse, che non possono essere trovate con un semplice aumento delle imposte. Va migliorata l’economia cantonale (meglio va l’economia e a parità d’aliquota più risorse ci sono per l’ente pubblico), e vanno riviste le uscite dello Stato. L’aumento dei salari pubblici passa anche per una riduzione delle altre spese come gli approvvigionamenti, oppure tramite aumento dell’efficienza nell’erogazione dei servizi, o anche attraverso la maggiore coordinazione. Questo sarebbe un patto sociale, in cui a parità di servizi offerti se si riescono a ridurre una parte dei costi, una parte di questa diminuzione vada ad aumentare il salario dei dipendenti pubblici, riducendo quella differenza della Svizzera e creando un circolo virtuoso che dovrebbe portare a un aumento dei salari anche nel settore privato.

Per ora si potrebbe trovare una soluzione intermedia, come succede in molte imprese private si potrebbe prevedere un incentivo per i consiglieri di Stato. Si può immaginare di tenere quel 9% in un fondo e versarlo dopo un certo periodo di tempo, solo se l’amministrazione funziona ancora bene, se sono stati eseguiti gli investimenti necessari, se grazie ai dati si può valutare che l’operato del Governo ha fatto diminuire la disoccupazione, e aumentare il PIL cantonale. Chiaramente bisognerebbe creare un indice adeguato che dia i giusti incentivi. Questa sarebbe un’innovazione per il settore pubblico, che potrebbe permettere di ripristinare la situazione salariale e di creare i presupposti per un Governo che va oltre gli interessi di partito, concentrandosi maggiormente attorno agli interessi di tutta la popolazione non solo a breve, ma anche a medio periodo. Quindi no ad aumento allo stipendio dei consiglieri di Stato, sì ad un premio, nel caso in cui abbiano lavorato bene.