“Troppi letti privati, anomalia che resiste”

Intervista pubblicata da “Il Caffè” a Franco Cavalli

La nuova pianificazione ospedaliera, ma anche la revisione della legge sull’ente ospedaliero, hanno troppi punti deboli”, dice il professor Franco Cavalli, responsabile della divisione ricerca dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana.

Partiamo dalla pianificazione ospedaliera. Quali sono i punti deboli ci cui parla?
“Ne riassumerei due. Di metodo. Il primo: la pianificazione non tiene conto che fra tre anni in Ticino ci sarà la nuova facoltà di medicina. Comporta precisi vincoli strutturali che imporranno una riorganizzazione della struttura ospedaliera. Così si rischia di inficiare l’intera ristrutturazione”. 

Il secondo punto debole?
“Non si è voluto, per ragioni politiche, correggere quell’anomalia che si riscontra nella struttura sanitaria ticinese, dove il 40 per cento dei letti acuti è nel settore privato e il 60 in quello pubblico.  In altri cantoni invece il rapporto è 20 e 80. Da noi nei consigli d’amministrazione delle cliniche private sono presenti alcune personalità forti dei maggiori partiti. Suppongo per questo alla fine si sia deciso di non invertire questa tendenza”.

Secondo lei è mancata la volontà?
“Con la pianificazione vengono penalizzate strutture pubbliche come Faido e Acquarossa, lasciando planare una minaccia sull’ospedale di Mendrisio. Si sa che il reparto geriatria di Acquarossa è uno dei migliori della Svizzera. Ecco, nella pianificazione si sono volute accontentare le diverse componenti politiche, ma siccome non ci sono abbastanza risorse si penalizza chi è debole, come la Val di Blenio”.

Si continua a programmare privilegiando il centro?
“Io dico che visto che il Ticino non  avrà un solo grande ospedale cantonale, bisognerebbe trovare un modello capace di coniugare la presenza periferica con la centralizzazione dei casi complessi. Noi allo Iosi garantiamo una presenza diffusa sul territorio, ma quando c’è un caso particolarmente complicato lo portiamo a Bellinzona. L’idea dell’ospedale multisito invece non è stata presa in considerazione”.

Passiamo alla revisione della legge sull’Ente ospedaliero in votazione il 5 giugno. Secondo lei non va bene neanche la possibilità di costituire società fra ospedali e cliniche private?
“Che ci siano collaborazioni utili e interessanti è vero. Ma questo dimostra che non c’è bisogno di una nuova legge. La Hildebrand nel settore della fisioterapia lavora con l’ospedale di Locarno. La nuova legge dell’Eoc, però, vuole qualcosa d’altro. E cioè permettere la costruzione di società anonime, come tra la clinica Santa Chiara e l’ospedale di Locarno. Le due strutture avrebbero lo stesso peso, mentre sono realtà completamente diverse. Inoltre la clinica ha fatto sempre di tutto, investendo in questa direzione, per far concorrenza all’ospedale”.

E sul Cardiocentro cosa non va?
“Sul Cardiocentro bisogna fare chiarezza sino in fondo. Gli accordi prevedevano che nel 2020 sarebbe rientrato nell’Ente ospedaliero. Ora c’è il rischio che con la nuova legge si costituisca una società anonima”.

Non è un rischio remoto?
“Affatto. Ma c’è altro. Con la nuova legge si vuole aprire la porta alla delocalizzazione dei servizi, anche quelli che garantiscono reddito. Penso alla radiologia che un domani potrebbe essere garantita da società anonime”.

La concentrazione dei casi e delle specializzazioni, come il polo “donna madre e bambino” di Sorengo crea massa critiche. Non ritiene giusta questa strada?
“Questo è vero. Ci sono diversi però in questo ragionamento. Restiamo al polo di Sorengo. Ogni centro di questo genere presuppone la presenza di una neonatologia performante, perché altrimenti non sta in piedi. Invece l’Eoc sta creando l’ospedale pediatrico, che comprende anche neonatologia, a Bellinzona. Le due cose non vanno d’accordo”.

Assegnare un capitale proprio all’Eoc, grande azienda pubblica, non rafforzerebbe la reddittività? Non porterebbe a meno sprechi?
“Le grandi strutture generano rischi. E, lo dicono gli studi, perdono in efficienza. Non è un segreto che l’ospedale che ha più difficoltà di gestione è il Civico, prorpio perché forse è troppo grande”.

Mauro Spignesi