Etica e sanità

di Roberto Malacrida

I limiti culturali dei Consigli d’amministrazione delle aziende (ospedaliere) sono legati a voler fare del bilancio una religione, spesso incapaci di comprendere la realtà che li circonda, perché tesi a voler assumere quale massimo orizzonte di riferimento l’efficienza, pensando che ciò che è bene per l’azienda è bene per il cittadino (paziente). In realtà, i parametri dell’efficienza e della produttività devono essere utilizzati solo per valutare il benessere economico di un’organizzazione e non per leggere i rapporti fra le persone, senza più spazio per i desideri, le emozioni e la ricerca di senso.

Gli ospedali pubblici appartengono ai cittadini e devono poter contare su una legge che consenta loro un’attività indipendente ottimale, non condizionata da collaborazioni “perverse” con il privato, che possono minare i principi etici legati alla giustizia sociale e che si traducono nel voler garantire le cure ottimali anche a chi è economicamente vulnerabile e precario.

Perché ci preoccupiamo che l’Eoc non si contamini con le logiche di mercato che caratterizzano le cliniche private? La risposta è che ci interessano molto gli aspetti etici riguardanti il binomio “medicina-mercato” e ci piace a tal proposito un editoriale apparso già una decina d’anni fa sul prestigioso ‘New England Journal of Medicine’, la rivista di medicina clinica più importante al mondo.

Ecco il passaggio: “Il problema più serio è che la sanità privata produce un nuovo sistema di valori che mette in crisi il senso della comunità e le tradizioni caritatevoli degli ospedali, che fa dei medici e degli infermieri strumenti degli azionisti e che vede i pazienti come merce (…) gli ospedali in mano ai privati massimizzano i ricavi invece di minimizzare i costi (…) i soldi sono la loro missione (…)”. Il giudizio è interessante specie se si tien conto che esso proveniva proprio dalla culla della sanità privata.

L’esperienza ospedaliera pluridecennale mi permette di affermare che solo un servizio pubblico forte e senza compromessi può essere garante di una vera “Medicina per tutti”, di qualità e di prossimità. Ho avuto il privilegio di vivere la nascita dell’Eoc e di condividere la sua crescita qualitativa durante trent’anni: le sfide iniziali furono numerose – e non ancora a tutt’oggi superate – a causa del regionalismo imperante e degli interessi politici locali, che cercavano di anteporre valori estranei alla Medicina, anche quando avrebbero potuto compromettere la cura dei pazienti più vulnerabili e favorire una “Medicina a più velocità”. In seguito arrivò la LAMal, la Legge sul finanziamento ospedaliero, che si illuse amaramente di trovare una positiva competizione fra l’ospedale pubblico e le cliniche private.

Lo scorso dicembre, il Gran Consiglio approvò la Pianificazione ospedaliera che dovrebbe garantire le cure di prossimità (di base) a ogni paziente su tutto il territorio, la concentrazione delle cure complesse soprattutto negli ospedali pubblici e il rafforzamento dell’offerta nel settore subacuto: una novità importante riguarda la modifica della legge sull’Ente Ospedaliero Cantonale che intende permettere la costituzione di società tra l’Eoc e le cliniche private al 50 per cento.

La ragione principale del cambiamento è quella di favorire una collaborazione associata fra l’Ostetricia dell’Ospedale Civico e quella della Clinica Sant’Anna di Sorengo, appartenente alla Genolier Swiss Medical Network, padrone di 15 cliniche in Svizzera e parente stretto del neocapitalismo sanitario nazionale, raggiungendo assieme circa 1’350 parti annui (500 al Civico, 850 al Sant’Anna). Uno studio portoghese dimostrerebbe che il numero minimo di parti annui per garantire una minor morbidità / mortalità sarebbe di almeno 1’500 e si sa che i parti annui degli ospedali dell’Eoc sono quasi 2’000: con questi numeri non ha quindi senso l’intenzione di associare Sant’Anna al Civico, bensì occorre unire al più presto tutti i reparti di Ginecologia-Ostetricia dell’Eoc): mettendo in rete tutti i parti della Svizzera italiana (quasi 3’000) si darebbe maggior qualità a quelle Cure continue (intensive) previste all’Ospedale pediatrico cantonale di Bellinzona, dove sarebbero allora trasferite tutte le partorienti a rischio del cantone (circa un centinaio).

Votando NO alla legge Eoc, si può contribuire a mantenere centrale l’importanza dell’ospedale pubblico (Eoc) nella Svizzera Italiana, a garantire cure sanitarie ottimali a tutti i cittadini e a immaginare collaborazioni virtuose che non contaminino però i valori della sanità pubblica con le logiche dell’aziendalismo economico in Medicina.