Non smembriamo l’Ente ospedaliero

di Giorgio Noseda

A metà degli anni 70, Camillo Jelmini aveva proposto la costituzione di un Ente ospedaliero cantonale (Eoc), che prevedeva la riunione degli ospedali ticinesi. Fino a quel momento erano praticamente tutti delle fondazioni, tranne il Civico di Lugano, che apparteneva già alla Città.

L’idea innovatrice era di raggrupparli sotto il mantello dello Stato in forma di Ente autonomo. E Benito Bernasconi, consigliere di Stato, aveva elaborato e presentato il Messaggio su questa nuova Legge ospedaliera. Sono stato per quattro anni (dal 1978 al 1982) presidente della Commissione per la Legge ospedaliera e relatore della nuova Legge davanti al Gran Consiglio. La Legge venne approvata il 20 dicembre 1982. Quattro lunghi anni di innumerevoli riunioni per concordare un progetto accettato da tutti, rivelatosi all’avanguardia per il nostro Paese, che in quel modo ha potuto sviluppare dei centri di qualità, coordinati fra di loro in un modello di ospedale cantonale multisito, che permette di curare i pazienti vicini al loro domicilio e, se necessario, di trasferirli, a seconda delle patologie, in reparti specializzati che possono creare quella massa critica che garantisce la qualità del trattamento. Un modello vincente, al posto delle vecchie fondazioni private che, in molti casi, gestivano degli ospedali superati, poco più che ospizi medievali. La qualità così ottenuta ha permesso di progettare una Facoltà di scienze biomediche, in fase avanzata di realizzazione: un disegno coraggioso, impensabile solo fino a pochi anni fa. Una svolta storica. Accanto alle strutture pubbliche dell’Eoc è ampiamente diffuso a livello territoriale un settore privato, che rappresenta il 40% dell’offerta, a fronte di un 20% a livello nazionale. Le cliniche private basano la loro ragion d’essere sulla libera concorrenza. Esse traggono profitto finanziario anche grazie al fatto che, conseguentemente a una legge federale, il 55% dei costi delle degenze è coperto dal Cantone, che contribuisce con oltre 100 milioni all’anno per il loro funzionamento. Una collaborazione tra ospedali pubblici e cliniche private è già oggi una realtà senza la necessità di creare un particolare dispositivo di legge. È il caso della collaborazione con la Clinica Hildebrand per la riabilitazione neurologica e con il Cardiocentro Ticino per la cardiologia invasiva e per la cardiochirurgia. Il 15 dicembre dello scorso anno il Gran Consiglio ha approvato una revisione della Legge sull’Eoc, introducendo in particolare un articolo con il quale si prevede che l’Eoc “può costituire società, assumere partecipazioni o collaborazioni sotto altre forme con terzi”. In seguito a referendum siamo chiamati a votare questa modifica il 5 giugno. Due progetti di società anonima sono già stati discussi. Vediamo di analizzare in particolare quello nel Luganese tra l’Ospedale Civico e la Clinica Sant’Anna, che appartiene al Gruppo Genolier (che per le sue politiche poco sociali ha avuto parecchi problemi in Svizzera). Alla Clinica Sant’Anna si effettuano circa 800 parti annui mentre all’Ospedale Civico sono circa 400. Con l’intenzione di aumentare la massa critica e quindi la qualità e la sicurezza delle prestazioni, si propone di creare un polo alla Clinica Sant’Anna per circa 1’200 o più nascite, quindi un centro di gineco-ostetricia del Sottoceneri. Su questo progetto faccio alcune critiche fondamentali. Innanzitutto si indebolisce il settore pubblico, trasferendo nel settore privato letti e attività che possono anche essere redditizie. Inoltre è tutto da dimostrare che la qualità e la sicurezza delle prestazioni migliorerebbe, dal momento che alla Clinica Sant’Anna non è in funzione, almeno sinora, un reparto di cure intensive e nemmeno un reparto di cure continue di neonatologia (previsto all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove già ora possono essere curati neonati prea maturi a partire dalla 35 settimana) che permettano di intervenire urgentemente in caso di complicazioni alla madre o al bambino, specialmente se prematuro. Nel Locarnese viene proposta una collaborazione tra Ospedale La Carità e Clinica Santa Chiara, prevedendo la condivisione del mandato di ostetricia e neonatologia presso l’Ospedale La Carità e quello di ginecologia nella sede della Santa Chiara. Una suddivisione dei compiti criticabile anche per la separazione di una specialità che in tutto il mondo è strettamente legata e sotto uno stesso tetto. Perché allora non cercare di aumentare la massa critica all’interno dell’Ente ospedaliero cantonale, creando uno o eventualmente due poli mamma-bambino principali, una o due “Frauenklinik”, una nel Sopra e una nel Sottoceneri? La creazione di masse critiche esiste già in altri campi: lo Iosi (Istituto oncologico della Svizzera italiana), che ha il suo centro presso l’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, e il Neurocentro della Svizzera italiana (Nsi), ubicato all’interno dell’Ospedale Civico, che da anni offrono prestazioni di alto livello e di qualità, con riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Con il nuovo articolo di Legge, oggetto del referendum in votazione il 5 giugno, si introduce il cavallo di Troia delle privatizzazioni, con il pericolo di indebolire il settore pubblico. Come recita un rapporto dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms): “La salute non è un bene negoziabile. La fornitura di beni sociali essenziali, come la salute, deve essere gestita dal servizio pubblico e non secondo le leggi di mercato”.