No alla legge sull’EOC. Privatizzare è dannoso

di Franco Cavalli

Chi, come il sottoscritto, ha conosciuto di persona la situazione prima del 1982, quando nacque l’Ente ospedaliero cantonale (EOC), si rende giornalmente conto dell’enorme salto di qualità che è stato fatto nel frattempo dalle strutture ospedaliere cantonali. In poco più di 30 anni siamo difatti passati da una condizione quasi medievale ad un’organizzazione ospedaliera di tipo moderno, che permetterà all’EOC di essere la struttura centrale della Facoltà di medicina oramai in via di realizzazione. Un obiettivo questo che solo una quindicina di anni fa sembrava fantascientifico. Il processo di strutturazione della nuova facoltà sicuramente accelererà la piena realizzazione della visione, formulata dall’EOC una dozzina d’anni fa e sinora realizzata solo parzialmente, di un ospedale cantonale multisito.

Per il lettore non addentro al complesso mondo sanitario mi spiego con un esempio: un ospedale cantonale multisito significherà che si combina l’entrata periferica dei pazienti in strutture il più possibile vicine al loro domicilio con la necessità di concentrarli, a seconda delle patologie, per avere quella massa critica che garantisce la qualità del trattamento. Quindi, per esempio, un paziente di Locarno con un problema neurologico grave verrà accolto in quel nosocomio, ma trasferito poi automaticamente al Neurocentro di Lugano. La realizzazione di questa organizzazione di per sé ottimale per una realtà come quella ticinese, richiede la creazione di tutta una serie di strutture trasversali tra i vari nosocomi, ciò che non è di facile e rapida realizzazione. Il modello di organizzazione più consono parrebbe essere quello dello IOSI, che combina una presenza capillare in periferia e garantisce quindi un servizio di prossimità con centralizzazione a Bellinzona delle patologie più complesse.

Vale forse la pena anche ricordare come l’EOC stia portando a termine la riorganizzazione di tutto il settore infermieristico, basato ora sul modello cosiddetto di primary nursing, che garantisce una relazione molto più personalizzata tra infermiere e paziente: un modello dal quale le cliniche private sono ancora ben lontane. Proprio nel bel mezzo di questo sforzo, e senza tenerne compiutamente conto, ecco arrivare la pianificazione ospedaliera, che prevede la realizzazione di strutture di cooperazione non meglio definite, ma che potrebbero essere anche delle società anonime, in particolare a Locarno tra l’Ospedale e la Clinica Santa Chiara e tra l’Ospedale regionale di Lugano e il Sant’Anna, dove quest’ultima struttura, appartenente al gruppo Genolier (che per le sue politiche antisociali sul personale ha avuto parecchi problemi in Svizzera) diventerebbe il centro di gineco-ostetricia del Sottoceneri. Per realizzare questi piani, il Gran Consiglio ha accettato una revisione della legge sull’EOC, che oltre a degradare quest’ultimo da ospedale pubblico a struttura che fornisce servizio pubblico, prevede simili costruzioni ed apre anche a possibili esternalizzazioni, che come avvenuto in altri cantoni significherebbero poi trasferire al settore privato quelle attività (per esempio la radiologia) che rendono economicamente. Invece di lanciarsi in salti nel buio, l’EOC ha bisogno di rafforzare ulteriormente le sue strutture oltre a non penalizzare, come previsto dalla pianificazione, le Tre valli!

La nuova legge votata dal Gran Consiglio e contro la quale è stato lanciato il referendum su cui ci dovremo esprimere il prossimo 5 giugno, spalanca quindi le porte a tutta una serie di possibili avventure, che potrebbero finire anche molto male. E tutto ciò in un momento in cui l’EOC, per le ragioni succitate, ma anche come esplicitato da una serie di episodi capitati ultimamente, ha un enorme bisogno di rafforzare le proprie strutture interne. Questo non vuol dire che non si possa cooperare con il privato quando necessario o utile: già con la legge attuale le collaborazioni con il settore privato, quando rientrano nei piani strategici dell’EOC, sono possibili. Difatti esistono per esempio con la Clinica Hildebrand, con il Cardiocentro e con altre strutture. Diversi lettori ricorderanno inoltre che si era addirittura ipotizzata la collaborazione tra IOSI e Clinica Moncucco per la gestione della radioterapia in questa clinica, opzione poi rifiutata da quest’ultima per «differenze nella filosofia di cura».

Non abbiamo bisogno quindi di nessuna legge che permetta ogni tipo di privatizzazioni, anche perché tutti gli studi scientifici dimostrano che nel settore sanitario più si privatizza, più i costi per la comunità aumentano. E già oggi il Cantone deve versare circa 100 milioni di franchi ogni anno alle cliniche private. Senza questo peso i problemi per le finanze cantonali sarebbero praticamente risolti, fatto che i nostri politici tendono ad occultare molto accuratamente.

Lasciamo quindi perdere avventure che possono interessare solo i managers d’assalto e concentriamoci sui miglioramenti necessari per ottimizzare ulteriormente l’offerta ospedaliera cantonale, evitando anche di penalizzare le zone periferiche e soprattutto le Tre valli.