Elettricità, tasse e sussidi da rivedere

di Bruno Storni, membro del Gran Consiglio

Non è da oggi che sull’energia elettrica si prelevano tasse, ma è solo da qualche anno che la fattura le distingue e visualizza nel dettaglio.

Fino alla liberalizzazione (parziale) del mercato elettrico nel 2009, oltre alla normale IVA, c’era anche un cospicuo incasso fiscale da parte dei Comuni: la cosiddetta «privativa».

Dal 2010, per finanziare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, è stato aggiunta una tassa di promozione: rimunerazione per l’immissione di energia a copertura dei costi (RIC), inizialmente di 0,6 cts/kWh, salita a 1,2, dal 2017 a 1,5 cts/kWh, mentre nell’ambito della strategia energetica 2050 c’è la proposta di 2,3 cts/kWh.

Occorre dire che la RIC con gli attuali 1,2 cts/KWh non riesce nemmeno a rinumerare gran parte degli impianti fotovoltaici già realizzati: la lista d’attesa supera i 38 mila impianti, tant’è che il Cantone ha creato il Fondo energie rinnovabili (FER) di 0,2 cts/kWh quale incentivo complementare.

A questi aggiungiamo la tassa volontaria Tiacqua, 0,5 cts/kwh, con la quale sosteniamo l’idroelettrico cantonale e quella federale per protezione acque e pesci 0,1 cts/kWh.

A favore dei Comuni

Poi a favore dei Comuni abbiamo la tassa per «uso del suolo pubblico», la tassa per «tributi comunali», chiamiamola per l’illuminazione pubblica, a discrezione dei singoli comuni (ricorso pendente a Locarno e altri), e da ultimo la tassa per il Fondo energie einnovabili (parte per i Comuni).

Ricapitolando: 1,2 cts/kWh FER (del quale 1 cts va ai Comuni), 0,84 cts/kWh tassa uso suolo pubblico più il tributo comunale (tassa illuminazione pubblica) che laddove applicato varia da 0,5 a 2,16 cts/kWh). In totale le tasse riversate ai Comuni sono tra 1,84 a 4 cts/kWh!

Eclatante: la parte della bolletta elettrica a favore dei Comuni oscilla tra il 40 e l’80% del costo medio dell’energia idroelettrica prodotta in Ticino, energia che si trova fuori mercato, vista l’offerta dalla Germania di energia sporca da vecchi impianti a lignite per 2,5 cts/kWh.

Uno squilibrio ingiustificato sia a fronte degli insufficienti mezzi per la politica energetica attiva (vedi liste attesa RIC), che della situazione di mercato dell’idroelettrico ticinese (AET produce in perdita). Anche a confronto con la tassa sul CO2 su nafta e gas (circa 1,5 cts/kWh) il carico sull’elettricità non è proporzionato. Tra l’altro nel pacchetto di risanamento il Cantone intende aumentare a 0,94% la tassa «suolo pubblico», ma continua a favorire il gas le cui condotte ne sono esenti (è pendente una mia mozione per parificare). Praticamente si incentiva il fossile dalla Libia a scapito del rinnovabile ticinese.

Le politiche energetiche hanno quale duplice obiettivo lo sviluppo di nuove produzioni rinnovabili e la diminuzione dei consumi.

Se, come detto, la parte dedicata al finanziamento del nuovo rinnovabile è ancora insufficiente, dall’altra notevoli somme finiscono tramite FER nelle casse dei Comuni senza apprezzabili risultati ambientali.

Si tratta di circa 20 milioni per anno che dovrebbero promuovere misure di risparmio attive o accrescere la produzione di energie rinnovabili soprattutto nell’elettrico. A titolo di confronto lo scorso anno il Programma edifici (PE), che mira a ridurre il consumo energetico degli edifici, ha erogato circa 12 milioni (Confederazione e Cantone) per risanare solo circa 500 degli oltre 100 mila edifici ticinesi, compresi quelli comunali che pure beneficiano del PE. E qui si potrebbe aprire anche il discorso sui doppi sussidi.

Riequilibrare

Occorre riequilibrare e rendere più efficienti le tasse sull’elettricità. Oltre all’IVA, sono ammesse unicamente tasse di promozione o incentivanti mirate a scopi energetici. Tasse che vanno usate con la massima efficienza sia per nuova produzione rinnovabile che per misure di risparmio energetico: concretamente vanno finanziati solo i costi non coperti dai risparmi ottenibili dagli investimenti di risanamento energetico.

Inoltre i sussidi andrebbero rivisti annualmente perché gli sviluppi tecnologici e dei costi sono estremamente rapidi, vedi la diminuzione costi dell’ illuminazione a LED che ha già raggiunto i livelli previsti nel 2020.

In questo senso far pagare ai consumatori di elettricità la manutenzione e gestione dell’illuminazione pubblica è profondamente sbagliato, sia sul piano della parità fiscale che su quello di politica energetica, visto che l’investimento si autofinanzia già solo con i risparmi nei costi energetici.

Più efficienza con i contributi

L’efficienza energetica deve essere realizzata attraverso un impiego efficiente dei mezzi finanziari pagati dal cittadino nella sua veste di consumatore di elettricità

A fronte dei 12 milioni annui del PE federale e cantonale distribuiti per risanamenti realizzati (2015), i 20 milioni del FER per i Comuni sono fuori scala e vanno rivisti in chiave di efficienza dei sussidi.

I sussidi finanziati con la tassa sul CO2, come il PE federale, vengono verificati in termini di costo per kWh risparmiato, un parametro di efficienza dei sussidi da adottare anche per quelli erogati ai Comuni.