Le nuove opportunità di Bellinzona

di Evaristo Roncelli, presidente del Comitato cantonale del Partito Socialista

42.000 abitanti. Questo renderà di fatto la nuova Bellinzona l’undicesima città svizzera per numero di abitanti, rendendola di fatto il secondo polo del Ticino. Il passo è grande sia dal punto di vista amministrativo che da quello culturale.

Bellinzona non potrà basare il suo futuro unicamente sull’amministrazione, la storia medioevale, e su qualche singola realtà produttiva. La città dovrà dare un significato preciso al proprio territorio, definire il proprio ruolo all’interno dell’economia ticinese e svizzera. In particolare in relazione all’altre città cantonali (Locarno e Lugano) e ai due mega poli di Zurigo e Milano. In questo senso vista la conformità territoriale Bellinzona è l’unica delle tre città cantonali con lo spazio necessario per creare un polo industriale/urbano. Non si tratta di essere in concorrenza con il resto del Cantone, ma di diventare parte complementare alla finanza luganese e al turismo locarnese. Il tutto in relazione al polo finanziario e industriale di Zurigo e a quello finanziario e del design di Milano. Si tratta di creare una strategia coerente, che getti le basi per una specializzazione economica della città e che permetta la creazione di una rete istituzionale e aziendale forte. Questo significa focalizzarsi sulle proprie forze e individuare i segmenti ad alto valore aggiunto che la città dovrà promuovere.

Partendo dall’Officina FFS, dalle Ferriere Cattaneo, dall’IRB, si può immaginare una Bellinzona polo delle scienze tecniche, in cui le scienze dei materiali e l’ingegneria siano il perno della città. In questo senso, specializzandosi nella ricerca e nell’innovazione tecnica, Bellinzona potrebbe situarsi perfettamente come realtà complementare rispetto alla realtà industriale e di progettazione di Zurigo e Milano.

Questo significa anche che alcune cose dovranno necessariamente cambiare rispetto al passato, non si può immaginare di essere attrattivi senza sviluppare un vero centro e una vera periferia. Senza pensare ad una politica culturale urbana. L’innovazione passa dalla formazione (sarebbe quindi importante che la politica ticinese s’impegnasse a portare la formazione tecnica federale anche in Ticino) ma anche (e direi soprattutto) dalla creazione di un tessuto giovanile forte. Il primo passo è sicuramente creare opportunità lavorative, ma di pari passo la città va resa attrattiva nel suo insieme. Molti giovani oggi decidono di allontanarsi dal Ticino anche perché gli stimoli e l’ambiente che trovano in altre città svizzere o europee sono molto più accattivanti. Da un lato vi sono opportunità di carriera molto più interessanti e dall’altro una vita sociale più aperta e più intensa (basti pensare alle opportunità di svago notturno). In questo senso una strategia coerente al livello di città (ma anche a livello cantonale, visto il ruolo più importante delle altre due città nel turismo di fascia alta) deve prevedere di creare a Bellinzona una periferia verde e dalla buona qualità di vita e un centro attrattivo con molte opportunità di svago e culturali.

In un mondo sempre più globalizzato ogni realtà deve ritrovare il proprio ruolo specifico, Bellinzona ha oggi una grande opportunità per ridefinirsi.

Rimango convinto, che quella dell’aggregazione sia la via giusta per rispondere all’esigenza di una società che cambia. Mi auguro però che diventi città e non una grande periferia. Questa è un’opportunità non solo per la città ma per tutto il Ticino di fare un passo in avanti e di finire di marciare sul posto.