Disordine, confusione e i Pr

di Renato Magginetti

Ci sono grande insoddisfazione e malessere a proposito del nostro territorio. Ci si lamenta! In modo generico e superficiale, si denunciano la speculazione, la cementificazione, l’insensibilità verso edifici considerati degni di memoria.

Purtroppo manca la volontà di andare alle radici del problema e manca una coscienza storica.

Il Ticino è rimasto prevalentemente rurale e povero fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

L’uso parsimonioso delle risorse, delle energie e del territorio era un imperativo di sopravvivenza. Ma già alla fine del 1800 si intravedevano grossi cambiamenti, conseguenti alla costituzione della Repubblica e Cantone Ticino, nel 1803, con progressi nel campo dell’istruzione e delle infrastrutture; si pensi agli innumerevoli palazzi scolastici nel centro dei villaggi, alla costruzione della strada cantonale che per la prima volta collegava tutti i paesi del cantone e il passo del San Gottardo, alla ferrovia con le innumerevoli stazioni che hanno contribuito allo sviluppo urbanistico, ai quartieri residenziali ottocenteschi, alla bonifica del Piano di Magadino e del delta della Maggia.

Dopo la Prima guerra mondiale, con i primi Piani di “Raggruppamento dei Terreni” si assiste ad una nuova, importante modifica strutturale del territorio. Due i fenomeni, contrapposti, in atto nella società, che hanno richiesto di raggruppare i terreni: l’introduzione, in agricoltura, del carro in sostituzione del gerlo e il proliferare, fuori dai nuclei storici, delle case a pianta quadrata sul modello delle ville importate dagli emigrati di ritorno.

Dopo la Seconda guerra mondiale, con il boom economico, gran parte dei terreni perde la sua funzione agricola acquisendo valore venale in funzione del crescente mercato immobiliare. Per arginare questo fenomeno dirompente, negli anni 60 si è inventato il Piano regolatore che dovrebbe regolamentare l’uso del territorio coinvolgendo la popolazione. È uno strumento che è riuscito a regolamentare le altezze dei nuovi edifici che tendevano a soffocare i nuclei innalzandosi ben oltre i campanili.

I Pr non si sono posti il tema di limitare e ridurre le aree edificabili perché rappresentavano un formidabile strumento di ridistribuzione della ricchezza; era interesse di tutti avere terreni in zona edificabile da barattare per 4 soldi. Per il contenimento di aree edificabili, si sono rilevati decisivi i 2 decreti federali urgenti, quello sulla salvaguardia dei boschi e quello relativo alle infrastrutture; più recentemente le restrizioni sulle vendite di proprietà agli stranieri.

Purtroppo i Pr si sono limitati a regolamentare le proprietà fondiarie e solo in funzione delle quantità. Anche le attrezzature e gli edifici pubblici sono stati considerati solo in funzione delle quantità, confinati fuori dai nuclei, su terreni a basso costo invece di pensarli come elementi strutturali, emergenti, in posizioni strategiche.

Quasi mai si sono preoccupati degli spazi pubblici.

La gestione dei Pr è sempre stata confinata all’attenzione di pochi (pochi politici, pochi funzionari e tecnici) al servizio di poteri forti.

Si è sempre cercato di evitare il coinvolgimento della popolazione. Oggi ancora!