«Una reazione ferma alle provocazioni»

Intervista pubblicata il 9 aprile 2016 sul “Corriere del Ticino” a Ivo durisch, capogruppo in Gran Consiglio

Il capogruppo del PS si definisce poco diplomatico – Le elezioni? «Incrocio le dita»

Ivo Durisch è il nuovo capogruppo in Parlamento per il Partito socialista, ha preso il posto di Pelin Kandemir Bordoli, in carica dal 2011, che ha spontaneamente rinunciato. Il Corriere del Ticino lo ha intervistato a tutto campo: su il ruolo, la linea politica e il nuovo corso del PS che si è aperto con la nomina di Igor Righini alla presidenza.

Dall’ultima sessione parlamentare è capogruppo del PS. Si è già calato pienamente in questo nuovo ruolo?

«Sì, di fatto è da un mese che sto lavorando con Pelin Kandemir per il passaggio di consegne. Sto inoltre passando in rassegna le commissioni parlamentari per informarmi sui principali dossier pendenti. Si tratta di un lavoro molto interessante. La prima seduta di Gran Consiglio, come capogruppo, è risultata parecchio impegnativa: la prospettiva muta, bisogna cercare di capire come si stanno muovendo gli altri gruppi ed essere pronti a cambiamenti dell’ultimo minuto».

All’interno di un partito si condividono valori e (di regola) la linea politica. In cosa sarà come il suo predecessore e in cosa differente?

«Sicuramente Pelin è stata un’ottima capogruppo e sarà impegnativo essere alla sua altezza. Si è distinta per le sue doti diplomatiche e la capacità di farsi ascoltare e apprezzare dagli altri capigruppo e dal plenum. Io sono un poco meno diplomatico e un po’ più istintivo. Quello che vorrei provare a fare è avvicinare di più il Parlamento al cittadino e ai movimenti sul territorio. Quando preparerò un intervento penserò di avere di fronte a me tutte le cittadine e i cittadini del Cantone e non solo i colleghi parlamentari. Cercherò inoltre di prestare particolare cura al contatto costante con i vari movimenti presenti sul territorio ticinese, soprattutto quando in Gran Consiglio verranno affrontate tematiche delicate, alle quali questi movimenti sono particolarmente sensibili».

Altre idee particolari?

«Vorrei inserire nelle nostre discussioni la politica nazionale, perché sempre più spesso le scelte dell’assemblea federale hanno e avranno forti ripercussioni sui cantoni. Gli esempi recenti sono la cassa malati unica, la votazione sul raddoppio del San Gottardo e ora la Riforma fiscale delle imprese III. Una riforma per la quale il PSS ha preannunciato un referendum».

Con la sua investitura il PS perde una donna in uno dei posti di comando. È un problema o la questione femminile è solo forma e non sostanza?

«No, non è assolutamente solo forma. Siamo da sempre uno dei partiti che in Ticino ha portato più donne a posti di responsabilità. Oggi abbiamo una consigliera nazionale e vicepresidente del PSS, una municipale che si ricandida a Lugano e altre municipali in comuni più piccoli. Anche nel costruire la nuova direzione il presidente ha curato questo aspetto in modo particolare, cercando di creare un gruppo bilanciato e ha nominato una donna quale vicepresidente del partito. Infine per quanto riguarda le figure femminili nel partito ci saranno presto delle novità».

Il capogruppo è un po’ colui che funge da guida, ma è anche un po’ il parafulmine. Quando c’è da prendersela con il PS tocca al presidente o alla guida della deputazione in Parlamento. È pronto?

«Se gli attacchi saranno sulle posizioni politiche e sui temi sono pronto. In questo senso dodici anni di municipale di minoranza a Riva San Vitale mi hanno permesso di sviluppare gli strumenti utili per affrontare questo tipo di conflitti. Se gli attacchi saranno di tipo personale non so ancora dire come reagirò».

Il PS ha da poco un nuovo presidente. Cosa deve cambiare ora?

«Sicuramente il modo di comunicare. La riattivazione delle commissioni tematiche del partito è un altro aspetto che mi sta particolarmente a cuore. È lì che parlamentari e membri di direzione possono confrontarsi con persone di area progressista appartenenti alla società civile. Persone che non sono impegnate nella politica attiva, ma che di fatto nell’ambito della loro professione la fanno. Oggi, in Ticino come altrove, abbiamo un grande bisogno di risentire di nuovo la voce degli artisti e degli scrittori».

Ma il PS è davvero in difficoltà o a dirlo sono sempre e solo i pessimisti?

«Credo che con i numeri non si possa barare più di quel tanto. Siamo effettivamente in perdita di consensi. Per dirla con una frase, la nostra politica in questo momento è poco popolare e questo è dovuto alla particolare situazione internazionale che tutta l’Europa sta attraversando. Nonostante ciò, in Svizzera, restiamo comunque il secondo partito. Questa perdita di consensi non ci fa in ogni caso cambiare rotta su quelli che per noi sono dei principi fondamentali come la difesa dei più deboli e una giusta politica di accoglienza e integrazione».

Recentemente il presidente socialista Igor Righini si è scagliato contro la Lega e Norman Gobbi. Ritiene abbia fatto bene?

«Ha fatto sicuramente bene a reagire in questo modo a una ulteriore variante del “muro alle frontiere”. Igor è molto diretto ed è anche molto sensibile alle tematiche internazionali, soprattutto ora con la grande tragedia umanitaria con cui siamo confrontati: persone disperate che fuggono perché a casa loro c’è guerra, terrore e distruzione».

Quella mostrata da Righini dovrà essere la linea di condotta socialista per il resto della legislatura?

«No, non credo. È giusto però reagire in maniera ferma alle provocazioni e alle proposte irrealizzabili. Poi ognuno ha le sue modalità comunicative e deve poterle esprimere liberamente. Io ad esempio faccio più fatica ad attaccare direttamente le persone. È importante che nel partito ognuno riesca a essere se stesso e a valorizzare al meglio le proprie qualità».

È in arrivo la manovra del Governo da 180 milioni di franchi. Cosa non accetterete neppure sotto tortura?

«Non accetteremo che a causa dei i risparmi si colpiscano ancora una volta le fasce più fragili della popolazione. In arrivo comunque non c’è solo la manovra finanziaria, ma anche la riforma fiscale delle imprese, che si sta configurando come un pacchetto di agevolazioni fiscali. Sia il gruppo PS che la direzione ritengono necessario che le due cose vengano affrontate insieme. Operare una manovra di rientro con probabili tagli alla formazione e alla socialità da un lato e ridurre dall’altro l’imposizione alle aziende non è accettabile».

In Parlamento PS e Verdi inizieranno davvero a collaborare in maniera sistematica oppure questa prospettiva è irrealistica?

«Non credo sarà evidente, ma voglio essere possibilista, d’altronde rimaniamo due partiti distinti. Non possiamo nemmeno negare che ci sono stati diversi anni durante i quali non c’è stato un rapporto idilliaco tra i due partiti. Oggi però c’è stato un avvicendamento alla dirigenza di entrambi. Credo che la priorità sia ristabilire un reciproco rapporto di fiducia e di collaborazione. Sui temi invece non ho dubbi che come in passato saremo spesso vicini».

Tra domani e lunedì si conoscerà l’esito delle elezioni comunali. Attende l’esito con grande sicurezza nei mezzi del PS o incrocia le dita?

«Incrocio le dita».

Gianni Righinetti