Il paradosso della maschera

di Mattia Bacchetta-Cattori (studente in matematica) e Filippo Contarini (dottorando in diritto)

Lo scorso 15 marzo c’è stata la conferenza di Nadezhda Tolokonnikova, attivista delle Pussy Riots, a Zurigo. Le Pussy Riots sono famose per la loro opposizione pacifica e per le loro maschere colorate, che ragazze e ragazzi indossano quale simbolo di libertà.

Tolokonnikova è molto famosa nel mondo (ed è pure finita in galera) a causa di una sua performance in una cattedrale a Mosca.

La maschera come segno di libertà: non vi sembra un paradosso? Proprio quella maschera che viene additata come una minaccia per la società, quella maschera che non permetterebbe l’interazione tra individui e che sarebbe simbolo di intolleranza e chiusura. Proprio questa maschera è stata utilizzata per combattere l’intolleranza, la chiusura e… per difendere i valori di una società democratica.

Tolokonnikova alla conferenza ha ribadito l’importanza dell’utilizzo della maschera nelle sue azioni. Lei, giovane ribelle che nella sua storia non ha avuto paura di mostrare il proprio volto e di difendere con coraggio i propri ideali. Non è una black bloc, bensì una pacifista che ha utilizzato i famosi berretti colorati per chiari motivi filosofici e comunicativi. Tutto questo in Ticino, e forse in Svizzera, sarà vietato. Le Pussy Riots trattate da criminali e multate perché nella loro azione politica succede che dissimulino anche il loro volto.

È assurdo che per vietare il burka in Svizzera venga vietato a tutti di coprirsi il volto in qualsiasi caso. Oltretutto permettendo l’eccezione ipocrita di coprirsi completamente il volto “se si ha freddo”. Un’assurdità che va contro la logica. Permetteteci un’analogia dal mondo matematico.

Prendiamo il teorema di Pitagora, che tutti conoscono dalle scuole medie. Abbiamo un triangolo rettangolo (come la squadra che usiamo a scuola o in officina). Sappiamo che se facciamo il quadrato dei due lati più corti, la loro somma sarà uguale al quadrato del lato più lungo. È magia!

Prendiamo un triangolo non rettangolo, un triangolo “strano” insomma. Ci possiamo chiedere spontaneamente se il teorema di Pitagora vale anche per quello. Ma saremo delusi, scopriremo questa volta che sommando i quadrati della lunghezza dei lati non troveremo quanto sperato.

I matematici vi diranno che la formula valeva solo a una condizione: che si usasse un “triangolo rettangolo”, mentre se prendiamo altri triangoli la formula magica non ha più nessun senso. Solo se vivessimo in un mondo fatto di soli triangoli rettangoli, potremmo sempre applicare il teorema di Pitagora senza domandarci quali siano le condizioni che lo rendono vero. Questo fatto potrebbe sembrarvi insignificante. Ma vale da lezione: è logicamente scorretto considerare un’espressione sempre valida tralasciando le condizioni specifiche e necessarie che rendono questa espressione vera.

In questo esempio vediamo un’analogia con il divieto di dissimulazione del volto. Viviamo, fortunatamente, in una società libera, laica e democratica e in questo contesto condanniamo la dissimulazione del volto pensando solamente alle motivazioni di chi nasconde il proprio viso a causa di un fanatismo religioso o allo scopo di perpetrare violenza.

Possiamo anche condannare queste motivazioni e dire che sono antidemocratiche e contro la libertà. Ma la legge sulla dissimulazione del volto non dice che i fanatici religiosi non possono coprirsi il volto. Dice che nessuno può coprirsi il volto. È come applicare il teorema di Pitagora a tutti i triangoli, è assurdo.

Cosa diciamo a chi vuole manifestare il suo sostegno alle Pussy Riots, andando in piazza con coloratissime maschere? Assurdamente, vietando in maniera generale l’atto di dissimulare il volto con lo scopo di rafforzare i nostri valori democratici, rendiamo di fatto illegali possibili battaglie a favore della democrazia.

È una questione di semplice logica. Non è l’atto di dissimulare il volto che minaccia i nostri valori di libertà e democrazia, bensì solamente le motivazioni e le cause che portano ad essere fanatici religiosi.