Lettera aperta per una Mendrisio più viva

dei giovani di Insieme a Sinistra, Mendrisio

Una città è più che il mero conteggio di più di 10’000 abitanti in un comune. Per essere definito realmente città, un comune deve proporre luoghi e occasioni d’incontro per permettere lo sviluppo di rapporti umani all’interno della comunità. Ciò deve essere garantito per le singole fasce d’età, senza però dimenticare l’importanza dello scambio intergenerazionale.

A Mendrisio, tuttavia, vi sono sempre meno possibilità per giovani e meno giovani di aggregarsi e di usufruire dei pochi spazi verdi rimasti. Lo spazio pubblico è infatti sempre più interdetto alla popolazione, in particolare nelle ore serali. È il caso ad esempio del parco di Villa Argentina, patrimonio storico, culturale e paesaggistico che rimane inaccessibile a partire dalle 20.00. Discorso analogo per i prati adiacenti al Liceo cantonale, il cui accesso è impedito al di fuori dell’orario scolastico. In entrambi gli esempi gli spazi vivono la paradossale situazione di essere pubblici, centrali e relativamente discostati dalle abitazioni private, ma interdetti alla comunità a partire da un certo orario.

A limitare la disponibilità degli spazi del centro studi fu il regolamento interno delle sedi scolastiche di Scuola Media, SPAI e Liceo in seguito ad alcuni spiacevoli fatti risalenti al 2010 e legati prevalentemente ad un evento settimanale di un bar nelle immediate vicinanze. A distanza di qualche anno, la misura adottata ci pare però sproporzionata: nonostante l’affluenza all’evento sia diminuita e gestita con più efficacia, il divieto rimane in vigore. Si preclude così un’interessante opportunità aggregativa a tutta la popolazione e per tutta la settimana. Inoltre gli inconvenienti sono tutt’altro che risolti, bensì spostati in luoghi meno adatti per qualità e sicurezza quali la stazione ferroviaria.

Riconosciamo che fosse necessario trovare una soluzione per i disagi di allora, ma non ne condividiamo l’approccio proibizionista e denunciamo una mancanza di dialogo tra le autorità e i diretti interessati, ovvero prevalentemente i giovani. Quest’ultimi non furono ascoltati e si optò per un divieto generale in risposta alla mancanza di servizi del bar unita alla poca educazione di alcuni clienti.

Guardando al futuro, riteniamo che un’altra via sia percorribile: attraverso l’attività degli operatori di prossimità appena ingaggiati dal comune e tramite una valorizzazione delle strutture, per esempio con lampioni, cestini e panchine a fianco del campo da basket e del bike park, quest’area potrebbe diventare viva e vivibile per giovani e famiglie anche la sera. Con uno sforzo contenuto si otterrebbe un luogo di aggregazione degno di una città, in attesa della possibile attuazione del maxi progetto del DECS per il centro studi, che non vedrebbe comunque luce prima del 2030.

Con questa lettera aperta intendiamo riportare l’attenzione sulla necessità di luoghi per l’aggregazione aperti, in particolare per i giovani, e stimolare Mendrisio e gli attori che la governano a perseguire una politica più costruttiva e incentrata sui bisogni del cittadino.