Prevenire l’assistenza sociale

di Rajishar Ratnam e Roberto Raveglia, candidati al Consiglio comunale di Chiasso

Chiasso vanta diverse caratteristiche che la rendono un importante centro ticinese. Per esempio possiede il titolo di città dell’Energia, ha un polo culturale in grado di attrarre visitatori e organizzare eventi di importanza nazionale, ed è stata anche promotrice di iniziative di innovazione sociale come lo Sportello Giovani e Culture in Movimento. Chiasso però «vanta» anche altro: traffico, disoccupazione e soprattutto assistenza sociale.

Dai dati su quest’ultima emerge infatti che la cittadina di confine presenta il tasso più alto di beneficiari dell’aiuto sociale in Ticino (5.5%), che è anche uno dei più alti a livello nazionale.

Guardando con più accuratezza questo dato si può evidenziare che il 75% degli assistiti è in cerca di lavoro (56%) o è occupato (19%). I primi sono beneficiari che non hanno più diritto all’indennità di disoccupazione oppure le rendite non gli garantiscono il minimo vitale. I secondi sono invece sotto occupati o con uno stipendio tale da non riuscirsi a garantire il minimo vitale.

Il dato che però ci preoccupa maggiormente, data la nostra età, è il tasso di assistenza dei giovani tra i 18 e 25 anni: a Chiasso un giovane su dieci in questa fascia beneficia dell’aiuto sociale.

Siamo coscienti che gli interventi in questo ambito non possono essere fatti solo a livello comunale, e che i fattori esogeni, come il mercato del lavoro e le politiche sociali, influenzano fortemente questo dato. Qualcosa però, nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo farlo.

L’entrata nel mondo del lavoro è sempre più complessa per i giovani, uno sforzo maggiore per incoraggiare e supportare questo delicato passaggio deve essere fatto da una pluralità di attori, sia pubblici che privati.

La maggioranza delle aziende che si sono stabilite a Chiasso negli ultimi anni non hanno creato valore aggiunto per il territorio, e non si sono mai veramente inserite nel tessuto sociale della cittadina. Uno sforzo che deve essere fatto è quello di sensibilizzare alla «responsabilità sociale» le aziende che già esistono e che vogliono trasferirsi, al fine di dare la possibilità a giovani e non, di inserirsi nel mercato del lavoro, favorendo maggiori contatti tra Comune e imprese.

Inoltre, oltre al già citato «Sportello Giovani», è cosa buona e giusta valorizzare e investire maggiori risorse in alcune interessanti iniziative nate negli ultimi anni nel Comune; i progetti «Macondo» e «Mentoring», concepiti proprio per supportare giovani in difficoltà.

L’assistenza sociale è un diritto, ma cerchiamo di prevenire la caduta in essa.