Il fattore ‘D’

Intervista pubblicata il 2 aprile 2016 su “la Regione” a Françoise Gehring, candidata al Municipio di Chiasso

A Mendrisio le donne di tutti i partiti hanno stretto un’Alleanza. È nata così OttoMarzo.16

Non sono in cerca di guai, ma di uno spazio nella vita politica comunale. Marcella Bianchi (Plr), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Françoise Gehring (Insieme a Sinistra) e Francesca Luisoni (Ppd) ne sono la testimonianza diretta. Quattro consigliere comunali candidate al Municipio della città non per caso o per immagine. Perché delle quote rosa c’è ancora un gran bisogno.

Avete sentito l’esigenza di stringere un’alleanza politica al femminile. Come mai?

Siamo partite dal nostro lavoro nel legislativo. Così abbiamo creato un gruppo di Amiche e amici della Filanda, dove subito ci sono state delle prove di collaborazione. Insomma, ci siamo rese conto che quando si lavora su temi concreti si riesce ad avere un confronto diverso. Poi bisogna dire che, come annota Claudia, le donne hanno un modo differente di fare politica. Certo non tutte: c’è chi sceglie un modello più maschile e chi privilegia altre cose. La sindaca di Losanna Yvette Jaggi diceva che la differenza tra uomini e donne è che le donne pensano in termini di generazioni, mentre gli uomini in termini di scadenze elettorali. Avevamo desiderio di creare qualcosa di nuovo a Mendrisio. Poi siamo andate oltre: il manifesto, la mozione sull’introduzione del bilancio di genere e un comunicato stampa sul ‘votate donna’. Perché non c’è solo un problema di rappresentanza numerica, ma anche un problema di rappresentanza del sentire della donna in politica.

Non si è persa ancora l’abitudine di mettere una donna in lista per ragioni di immagine?

Sono piuttosto d’accordo. C’è stato il problema della donna alibi. Non credo sia il caso delle colleghe: sono tutte donne che hanno la capacità di dare un’impronta, anche all’interno del loro stesso gruppo. È vero che è un impegno dei partiti quello di mettere le donne in lista, facendo in modo che vengano votate. Per non parlare della responsabilità dei media che è infinita. Infatti il 97% delle informazioni veicolano solo notizie al maschile, con dei cliché femminili che continuano a essere molto presenti. Si torna alla mercificazione del corpo della donna. Se non ci sono certi dettami estetici non si ha successo, nemmeno in politica.
Per questo molte donne non hanno voglia di fare politica nelle istituzioni: si sentono bersagliate. C’è però voglia di trovare spazi alla collaborazione: che è un valore aggiunto.

Nel vostro manifesto si denuncia lo scadimento del dibattito politico. Pensate di riuscire a frenare questa deriva?

È un nostro auspicio. Se c’è una cosa che la maggioranza delle donne non tollera è proprio la volgarità. E questo dibattito volgare, che colpisce la donna ad esempio sull’aspetto fisico, e che viene da Sinistra come da Destra, non porta nulla: è solo offensivo. Io che sono una vecchia femminista, lo dico, quindi protettiva verso le donne, non lo sopporto. Non è bella neppure la volgarità con gli uomini. Chi non ha argomenti, usa la volgarità. La paragono alla politica del testosterone: per dire qualcosa si urla. E più si dice una cosa forte, più sembra un atto di coraggio. Invece non lo è affatto. Il rispetto alle colleghe è dovuto: abbiamo una sensibilità diversa, ma anche questa voglia di costruire su temi condivisi. Perché denigrare? È squalificare l’avversario politico.

Doveste entrare in Municipio, quale sarebbe il vostro apporto?

Sarei lì come rappresentante, in tutto e per tutto, di chi mi ha eletto sulla base di un programma. La coerenza e il patto con gli elettori.

Servono le quote rosa?

Per dirla con Françoise Giroud, scrittrice francese e conservatrice: la vera parità sarà raggiunta quando un donna mediocre sarà in un posto di potere. Va vista come discriminazione positiva. Se non c’è questa volontà le donne non sfondano.

Daniela Carugati