Intervista a Simona Buri

Intervista pubblicata il 1. aprile 2016 sul “Corriere del Ticino” a Simona Buri, candidata al Municipio di Lugano

Nel centro di Lugano le grandi firme hanno sostituito negli anni i piccoli negozi di artigianato e prodotti locali. La Città dovrebbe invertire questa tendenza? Se sì, come?

I modi di produzione, di distribuzione e le preferenze dei consumatori sono cambiati: questo mette in crisi l’artigianato e i piccoli negozi. Per esempio i mobili li comperiamo da Ikea e non passiamo più dal falegname. I prodotti alimentari locali sono invece integrati negli assortimenti dei grandi magazzini (formaggini di Rosone compresi). Lugano è sempre più un mix di tradizioni e culture: da ciò nascono nuovi piccoli negozi (tipo Kebab) e questo non avviene necessariamente in centro, bensì dove abita la popolazione. Gli affitti in centro sono proibitivi se non appunto per prodotti di standard elevato. Il Comune deve quindi favorire l’insediamento di attività caratteristiche di Lugano.

Ha ragione chi dice che a Lugano, a causa dei risparmi, la qualità dei servizi è diminuita? Se sì, in quali ambiti in particolare?

In generale c’è stata attenzione a non “smantellare” servizi e prestazioni, anche grazie alla vigilanza del CC e del PS in primis (mense e doposcuola accessibili a tutti i bimbi, tariffe minime per le mense scolastiche e mantenimento degli apprendistati). Ci sono stati anche dei risparmi non indolori: meno offerta di settimane verdi e bianche per le scuole, minor intensità nella manutenzione stradale e dei giardini pubblici, la riduzione della raccolta della carta e dei rifiuti ingombranti… È il prezzo da pagare per gli sconsiderati ribassi del moltiplicatore e il rifiuto di una copertura adeguata dei costi di raccolta dei rifiuti: tassa sul sacco!

Il nuovo Piano regolatore potrebbe puntare sulla densificazione delle zone edificabili sviluppandole in verticale: un’ovvia soluzione per tutelare il verde o uno sviluppo sproporzionato?

Rispondo con altre domande: quanti spazi sono utilizzati in modo dispersivo per posteggi privati in superficie? Quanti stabili industriali in disuso o sottoutilizzati sarebbero riconvertibili e densificabili? Quante case nei nuclei in periferia sono vuote? Quanti letti freddi ha Lugano? La verticalità è inevitabile, ma va inserita nel contesto urbano con criteri opportuni. Con la densificazione si dovrà prevedere un’efficiente mobilità collettiva.