Un fatto di… Pr

Intervista pubblicata il 31 marzo 2016 su “la Regione” a Giorgio Comi, candidato uscente al Municipio di Chiasso

Una cosa da salvare e una da buttare di Mendrisio oggi?

Sicuramente da salvare, da proteggere e da arricchire è tutta l’attività sociale che vi si svolge. Il tessuto relazionale delle associazioni a vantaggio della qualità della vita è di certo un elemento di merito della Città e dei suoi cittadini. Delle cose da ‘buttare’? Poter cancellare il traffico e la zona devastata dei capannoni ci farebbe tutti contenti; e credo saremmo tutti d’accordo. Sarà un po’ difficile, però, visto che la pianificazione voluta 50 anni fa non può essere rivista nei pochi mesi che abbiamo a disposizione, nonostante gli auspici. La realtà è che siamo in uno Stato di diritto, ove ci sono regolamentazioni definite democraticamente, che non rispondono più ai criteri di qualità di vita e di sostenibilità del nostro tempo, ma che hanno ancora valore. Finché non si riuscirà a cambiarle.

(Sulla socialità)

Oggi va difesa innanzitutto una socialità che guarda alle fasce deboli. Soprattutto sapendo che sul piano legislativo le scelte sono state fatte da una maggioranza che non vede gli effetti nefasti citati anche da Fontana. Ma tornando alla questione dei Piani regolatori: ricordiamo che, fatta eccezione per Salorino e Capolago, sui piani dei quartieri è stato avviato un aggiornamento via via approvato (o in fase di approvazione), dal 2008 a oggi, dal Cantone. Il cittadino ha diritto a una stabilità nella gestione della pianificazione del territorio, per potersi proiettare in una prospettiva di utilizzo e valorizzazione degli investimenti fatti. Potendo, si potrebbe immediatamente bloccare, riformare, rifondere. Ma il cittadino di Tremona o Rancate che pochi anni fa si è visto definire il Pr, oggi non può essere messo in difficoltà con un cambiamento radicale. È il grande problema che vedo anche a Valera. Un comparto, sia chiaro, che difendo fino in fondo per quel che riguarda uno sviluppo compatibile. Tanto più ora che possiamo fondarci su decisioni che il Cantone sostiene in modo nitido. Nel passato recente, invece, non si vedeva alcuno spiraglio di cambiamento. Ecco perché il Municipio ha lavorato in funzione di un Piano direttore che diceva cose ben diverse da quelle che, per fortuna, vengono dichiarate oggi.

Per Valera si va verso un Piano di utilizzazione cantonale (Puc). Quante chance ha di essere applicato?

Vedo tre aspetti. Il primo: il Municipio in corpore ha salutato con piacere questo Puc. E non solo all’arrivo della lettera, recente, del Cantone – che ha portato l’esecutivo a ritirare il ricorso contro le modifiche di Piano direttore, ndr –, ma già in agosto quando, inaspettatamente, il Dipartimento del territorio ci ha presentato questa nuova impostazione. Il secondo: abbiamo sulle spalle ancora la richiesta di indennizzo, non da poco (oltre 40 milioni, ndr), avanzata nel 2012 dai proprietari dei fondi al Tribunale delle espropriazioni. Richiesta che fa riferimento allo Stato di diritto precedente. Il terzo, è un elemento di cultura politica e di visione del dibattito democratico. E dalla pagina pubblicata di recente dai proprietari sui quotidiani emerge come il dibattito, per loro, sia chiuso in partenza.

Si immaginava che Sinistra e Verdi a Mendrisio potessero riavvicinarsi, in una lista unica. Non è stata un’occasione persa?

Resto nei panni del municipale: la mia attenzione è sempre stata rivolta a quello che viene sollevato in particolare dai ‘cugini, dai Verdi, oltre che dalla Sinistra, ma anche dagli altri gruppi. Per Villa Argentina: la mia posizione è sempre stata limpida. Partecipando a un’amministrazione di concordanza, avrei avuto gioco facile sul piano elettorale nel mettermi dalla parte del parco a tutti i costi. Anche nel mio gruppo ci sono delle spaccature e ho avuto tante critiche per la mia scelta. Da parte mia ho preferito evitare un referendum contro l’acquisto (del terreno privato a monte del parco, ndr). Siamo riusciti a far passare dapprima la definizione della modifica di Piano regolatore, per poi arrivare all’acquisizione o all’esproprio. In caso contrario avremmo messo la popolazione di fronte a una decisione calata dall’alto. È stato un esercizio faticoso. Ma mi sono reso conto che immaginare di mettere lì alcuni milioni per un prato avrebbe messo in mano ai contrari, e ce ne sono molti, l’occasione per dire che ‘non ha senso’.

Cittaslow, Città dell’energia: Mendrisio ha cercato una via alla sostenibilità. L’ha trovata?

Direi di sì. Se guardo a tutta l’esperienza legata alla mobilità, credo si stia lavorando nella buona direzione. È difficile qui fare i primi della classe. Ma direi che a Mendrisio i compiti si sono fatti. Sistematicamente controlliamo le aziende. Abbiamo messo in atto un piano di mobilità, innanzitutto per l’amministrazione. Non so se sia sufficiente, ma è la linea che portiamo avanti. Penso pure all’attività a sostegno delle energie rinnovabili. Possiamo immaginare altre iniziative: vorremmo portare avanti, ad esempio, uno studio sul mondo vignato. Ci sono anche tanti piccoli coltivatori che curano la terra e definiscono un paesaggio unico. Il Comune è interessato a seguire, con attenzione, queste piste per poterle valorizzare. Affrontando altresì i problemi connessi.

Gli oneri cantonali pesano sul bilancio. C’è il rischio di dover rinunciare a qualcosa della politica sociale?

Io non farò un passo indietro sulla socialità. Il problema oggi è piuttosto dello Stato sociale, che ha dei meccanismi tali per cui anche quest’anno ci ritroviamo con un sovraccarico di oltre 2 milioni per coprire le spese. E queste sono cifre non governabili dalla Città. Oggi il Dicastero ha però un servizio di socialità che si sta consolidando. Siamo riusciti alfine a costituire un Ufficio attività sociale e giovani, restituendo una visione d’insieme della socialità a Mendrisio. Stiamo operando con lo Sportello giovani e il Centro giovani è diventato un luogo d’incontro intergenerazionale. Ciò che ho cercato di fare in questi tre anni è stato tessere una rete, lavorando con gli altri Comuni. I risultati? L’operatore di prossimità, le strutture associative e professionali per il trasporto non d’urgenza in rete, la Centrale operativa del volontariato. Sono questi gli elementi che fanno la socialità.

Daniela Carugati