Preoccupati o grati per la mobilitazione?

di Tobia Bernardi, candidato al Municipio di Massagno

Lo scorso mercoledì quasi mille persone tra docenti, studenti e privati cittadini hanno aderito alla manifestazione lanciata dal «Coordinamento 23 marzo» in difesa della scuola pubblica, vittima degli ennesimi tagli finanziari. Si trattava, per il mondo della scuola, di ribadire attraverso uno «sciopero al contrario» la propria contrarietà nei confronti di una politica miope che – investendo nell’insegnamento il 20% in meno rispetto alla media svizzera – priva progressivamente la scuola ticinese delle risorse indispensabili per esercitare al meglio i suoi fondamentali compiti educativi. Dal canto loro gli studenti liceali, dando prova di un grande spirito civico, hanno spontaneamente rinunciato al giorno in più di vacanza che veniva loro concesso dal Consiglio di Stato e hanno aderito in gran numero alla giornata del ventitré marzo.

Un tale slancio partecipativo avrebbe dovuto provocare presso i nostri politici e i nostri media, sempre pronti a denunciare l’indifferenza politica dei giovani ticinesi, una spontanea ammirazione. Così purtroppo non è stato: dal suo profilo Facebook, il consigliere nazionale Fabio Regazzi ha espresso infatti la sua «preoccupazione» di fronte al goliardico tentativo degli studenti di entrare nel palazzo del parlamento; considerazioni prontamente riprese dal portale online ticinonews.ch. Secondo Regazzi si tende oggi a «sdoganare qualsiasi forma di protesta», facendo così «cadere l’argine» che separa a suo avviso le giuste manifestazioni di dissenso dalle proteste incivili e antidemocratiche. Di fronte a queste considerazioni, mi sembra doverosa una duplice puntualizzazione. In primo luogo, gli studenti hanno dato prova globalmente di una grande maturità: a parte il tentativo, comunque non violento, di aprire le porte della residenza parlamentare – tentativo forse dettato dall’ingenuo desiderio di poter finalmente dialogare a quattrocchi con chi sta coscientemente distruggendo il loro futuro – essi hanno manifestato un sincero attaccamento alle nostre tradizioni democratiche, nelle quali – ricordiamo – la promozione delle pari opportunità attraverso la scuola pubblica ricopre un ruolo fondamentale. In secondo luogo, Regazzi parla di «rispetto della controparte e delle istituzioni». Ritengo personalmente che il rispetto sia, per il consigliere nazionale, una categoria concettuale a geometria variabile. Di fronte al dissenso degli studenti egli esprime infatti «preoccupazione», mentre di fronte alla settimanale inciviltà propagata dal Mattino della Domenica egli mi sembra lungi dall’assumere un simile atteggiamento. Di fronte all’occupazione, anch’essa non violenta, dell’agenzia Adecco, Regazzi parla di «rispetto», ma di fronte al lavoro interinale e alla costante precarizzazione del mondo del lavoro, che svilisce profondamente la vita di numerosi lavoratori, non si ode nemmeno il più flebile lamento. In definitiva, credo che simili considerazioni siano profondamente lesive nei confronti di coloro che si impegnano quotidianamente per cercare di rendere migliore il nostro futuro. La protesta di piazza, le azioni dimostrative non violente, sono parte integrante del corretto funzionamento della nostra democrazia, la quale – per fortuna! – non si limita ai recinti parlamentari. I toni usati dagli studenti – forse un po’ chiassosi e ingenui, ma tipici della loro età – non possono essere strumentalizzati per sminuire il valore della loro mobilitazione in difesa delle conquiste faticosamente ottenute nei decenni precedenti. Invece di esternare «preoccupazione», i nostri politici avrebbero fatto meglio a riconoscere loro questo merito, e ad esprimere dunque, nei loro confronti, una profonda gratitudine.