Riflessioni sul cadreghino

di Nicola Fovini, candidato al Municipio e al Consiglio comunale di Biasca

Il cadreghino, diminutivo di cadrèga, in italiano può significare sedia, poltrona oppure può essere simbolo di potere. Sedia e poltrona evocano a mio parere immobilità, mentre l’accezione nei termini di potere la ritengo priva di pertinenza, soprattutto dal punto di vista politico. Premetto che non sono un politico e nemmeno in caso di elezione miro a diventarlo, ma solo un cittadino motivato a portare quanto di meglio alla realtà biaschese.

Simbolo di potere mi lascia infatti basito; è a questo che aspirano i politici ‘veri’? E quale giovamento ne trarrebbe la popolazione di tale esaltazione dell’ego? Essendo un cittadino trovo lecito pormi alcune domande. Sono anni che mi chiedo il perché delle foto elettorali nelle quali tutti ridono, non vedo questo grande divertimento e nemmeno una situazione così rosea da permettere tale sfoggio di positività. Altra questione che mi sorprende è la denigrazione degli altri partiti o candidati, eppure mi sembra in netto contrasto con quello che servirebbe per il bene comune, ossia il rispetto e l’apprezzamento. Non serve un politologo e nemmeno una grande lungimiranza nel convenire che le logiche politiche attuali stridono con le reali necessità.

Una domanda che spesso mi viene rivolta è: “Lo vuoi il voto?”. Prima rispondevo sorridendo: “Certo che lo voglio!”, poi ho cominciato a pormi qualche domanda. Perché la gente mi chiede se sono realmente interessato a entrare in politica? Sono un cittadino biaschese che ama il borgo, che lo ha dimostrato e che per esso vuole il meglio. Quindi perché suona strano il voler voti al fine d’aver la possibilità di dare qualcosa? La risposta che mi sono dato è che probabilmente l’idea comune è che i candidati puntano al cadreghino nella sua forma più squallida quale sete di potere. Personalmente, se mi si desse la possibilità di fare qualcosa, resterei anche in piedi pur di non aderire a queste malsane logiche. La strada per poter fare, passa tuttavia dall’essere parte del gioco delle elezioni intrecciando inequivocabilmente le contorte logiche dalle quali voglio distanziarmi, ma che non mi fanno certo perdere il sonno. Le mie idee sono chiare e il mio approccio diverso, quindi eccomi in campo per Municipio e Consiglio comunale. In quale lista? Se aveste letto attentamente quanto sopra lo sapreste (sorriso), l’unica lista che mi permette un approccio apartitico è quella di Abiasca.