Vacanza obbligatoria? No, grazie!

di Daniela Pugno Ghirlanda, ex insegnante di Scuola Media

Risarcire con qualche ora di congedo docenti e funzionari colpiti dal peggioramento delle condizioni salariali è inopportuno e la concessione di mezza giornata quale compensazione è un premio di consolazione che i docenti non accettano – e a giusta ragione – dopo vent’anni di misure che ne hanno già rosicchiato stipendi e dignità.

Vogliamo una scuola pubblica di qualità? Sì, ovviamente. La nostra scuola finora è stata all’altezza del suo mandato; tuttavia sono ora necessarie importanti riforme, se vogliamo tenere testa ai cambiamenti che rapidamente hanno modificato il nostro modo di comunicare, di comprendere e di imparare. Malgrado tutte le facilitazioni che Internet ci ha dato (o forse proprio per questo?), dobbiamo oggi affrontare problemi di illetteratismo e analfabetismo di ritorno che stridono con il sistema democratico in cui viviamo. Le nuove forme di comunicazione vanno dominate e piegate a nostro vantaggio, per non esserne asserviti. Abbiamo bisogno di modificare l’organizzazione della scuola e di rivedere i contenuti per offrire a tutti un contesto stimolante e a ognuno la possibilità di imparare secondo i propri ritmi per non lasciare indietro nessuno. Certo, per far questo è fondamentale lavorare più ore con pochi allievi per volta, come si fa già nei Laboratori, con ottimi risultati. In questo modo possiamo dare il massimo anche a coloro che corrono veloci nell’apprendere e si evita di inchiodare gli allievi alle loro condizioni di partenza. È questa la “differenziazione”. Serve per far progredire tutti, sia gli allievi motivati e abili, sia quelli che a scuola si sentono in galera.

Per fare una buona scuola ci vogliono tempo, impegno e motivazione, perché insegnare non è per niente una routine ripetitiva e ottenere l’attenzione degli allievi non è scontato. Sappiamo che il Ticino ha fortemente voluto una scuola dell’obbligo fondata sui principi di inclusività, pari opportunità, educabilità. Sappiamo anche che la formazione è certamente una condizione imprescindibile per costruire e mantenere una società sana. Quindi abbiamo bisogno di buoni insegnanti, colti, capaci e disponibili. La giusta politica consiste nel conquistarli, non nel penalizzarli.

Dalle nostre autorità ci saremmo aspettati una maggiore consapevolezza, vista la posta in gioco. Questo ennesimo peggioramento delle condizioni salariali è una mossa perdente.