La protesta del 23 marzo è una questione di società

di Fabrizio Sirica, vicepresidente del Partito Socialista Ticino

Mercoledì 23 marzo sto con i docenti: una categoria professionale che da anni subisce le politiche di risparmio del governo. Sto anche con gli allievi e le loro famiglie. Con chi vuole difendere il diritto (e il dovere) di andare a scuola, con chi crede che investire nella formazione sia fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro.

Ma per inserire questo grido d’allarme in un quadro più ampio, occorre analizzare la politica dell’esecutivo e della maggioranza del parlamento. Dietro a strategie come quella dei tagli alla spesa pubblica o come l’imminente “manovra di rientro” si cela l’ideologia del meno Stato. La folle idea secondo la quale, per poter funzionare, uno Stato dovrebbe essere ridotto all’osso, delegando compiti e responsabilità al privato. Una visione che porta ad agire solo sulle uscite, sulle spese, senza prendere in considerazione nuove entrate che garantirebbero una più equa redistribuzione della ricchezza e servizi di qualità. Oggi lo si osserva nella scuola, ma questa politica antisociale, che in governo mette d’accordo Ppd, Plr e Lega, è trasversale e tocca tutti gli ambiti. Solo per fare due esempi, lo vediamo nella sanità, dove con la scusante dell’ottimizzazione delle risorse si vorrebbero spalancare ulteriormente le porte al privato a discapito della salute pubblica, oppure nella socialità, dove sono stati fatti tagli come quello sugli assegni integrativi, che hanno messo in difficoltà più di 400 famiglie. Pertanto, l’imminente protesta deve essere letta come un chiaro segnale di opposizione a questa politica governativa deleteria. Perché in fondo i tagli che subiscono i docenti e i mancati investimenti nella scuola riguardano tutti noi: è una questione di società! Se anche voi volete uno Stato forte ed equo, vi invito a solidarizzare con chi mercoledì 23 marzo protesterà!

Concludo con l’auspicio che questa giornata sia solo l’inizio. Spero che la scuola riesca a creare un fronte solido, capace in futuro di sostenere altre “categorie” sociali che verranno attaccate da questo tipo di politica governativa classista, che tutela gli interessi di pochi a discapito di tutti. Perché docenti, allievi, pensionati, disoccupati, precari e sfruttati, rispondono ad una sola classificazione: il Popolo. E solo unendoci potremo far fronte a questi attacchi.