La lealtà degli insegnanti ticinesi

di Alberto Casari, presidente del Collegio dei docenti del CPTT

Egregio signor Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, in qualità di presidente del collegio docenti del Centro professionale tecnico di Trevano (CPTT), considerato le sue esternazioni su di me e su tutti quei colleghi che la pensano come me e come il collegio docenti che presiedo, visto le sue esternazioni tutt’altro che positive nei miei e nei nostri confronti, mi permetto di farle alcune precisazioni ed un invito.

Innanzitutto mi permetta, signor presidente del Consiglio di Stato, di farle notare che, nelle risoluzioni votate da molti collegi docenti e quindi non solo nel nostro, si «invitano le associazioni sindacali e magistrali ad approfondire la possibilità di organizzare misure di lotta incisive in difesa della scuola e del servizio pubblico, attraverso uno sciopero cantonale di tutti i dipendenti» e di «valutare altre misure di lotta ogni qual volta il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio prevedano altri tagli sui dipendenti (come previsto nella manovra di rientro di 180 milioni sul quadriennio) senza una trattativa fra i sindacati e le associazioni magistrali». Per correttezza ho citato integralmente i due punti della risoluzione affinché sia chiaro a tutti quale fosse il tenore. Forse ricorda la nostra, semplicemente perché è stata l’ultima che lei ha ricevuto. A quanto sembra noi docenti dobbiamo essere contenti perchè nella scuola non ci sarà una diminuzione del personale, mentre ciò accadrà nell’amministrazione. D’altra parte come direttore del Dipartimento delle istituzioni, ad ogni occassione lei afferma che nel cantone abbiamo un deficit di sicurezza che va colmato, di conseguenza bisognerà aumentare il numero di agenti della polizia cantonale. Francamente faccio molta fatica a capire come si possa da una parte diminuire il numero di dipendenti cantonali ed allo stesso tempo aumentarli. Forse questi sono i misteri della politica che certamente sfuggono ad un insegnante.

Dalla sua intervista si capisce chiaramente che dal momento che abbiamo un posto ed un salario sicuro non dobbiamo mai permetterci di reclamare. Mi spiace contraddirla, ma più del 30% dei docenti cantonali non ha una nomina, un posto sicuro. Le ricordo le innumerevoli misure prese negli ultimi 25 anni dal Governo e Parlamento che hanno peggiorato drasticamente la qualità della scuola e le condizioni di lavoro. È vero, nel nostro Paese ci dovrebbe essere la pace del lavoro, ma da quando un dipendente non può esternare i suoi punti di vista? Di questo passo, fra qualche anno, si aboliranno i sindacati, tramite decreto governativo, così non si dovranno più rispettare i diritti dei lavoratori. Mi permetto di ricordarle, che il Canton Ticino è allo sconsolato 23.esimo posto nella graduatoria della spesa pubblica per l’educazione in franchi per abitante (Ufficio federale di statistica 2015) e questa è sicuramente una scelta politica. Di fronte a questo dato e altri ancora che potrei elencarle, noi insegnanti, visto il salario ed il posto sicuro, dovremmo tacere. È peccato constatare che regolarmente ci siano insinuazioni generali nei nostri confronti come se noi a scuola non faremmo altro che lamentarci con gli allievi e indottrinarli. D’altra parte noi non abbiamo sottoscritto un contratto di lealtà con il nostro datore di lavoro e dopo l’ennesima misura di risparmio che dobbiamo ingoiare non facciamo altro che andare a lavorare invece che rimanercene a casa, più leali di così. Dov’è il problema? La scuola, una delle istitituzioni del Canton Ticino, nonostante un giorno di vacanza rimarrà aperta.

Egregio signor presidente, dopo averle espresso brevemente il mio parere, visto che mi ha citato, anch’io da presidente, ma solo del collegio docenti del Centro professionale tecnico di Trevano, la invito nella nostra scuola, magari anche con i suoi figli, per rendersi conto di persona cosa svolgiamo nel nostro istituto e l’impegno coscienzioso che mettiamo nella nostra professione.