Città dell’Energia… a chi serve?

di Bruno Storni, membro del Gran Consiglio e della Commissione energia

Due anni fa, su queste pagine, parlando di finanze comunali ed energia elettrica, avevo definito la proliferazione delle Città dell’Energia (CdE) come operazioni prevalentemente di marketing politico, con ricadute pressoché nulle per l’ambiente. Per statuto “il label Città dell’Energia“ è un riconoscimento rilasciato a quei Comuni che adottano una politica energetica comunale sostenibile. Le CdE promuovono le energie rinnovabili, una mobilità sostenibile e utilizzano in modo efficiente le risorse”.

Ora a fronte dei nuovi obiettivi di politica energetica cantonale, federale e globale (COP21 Parigi), ritorno sull’argomento con l’esperienza diretta avuta con l’acquisto del Label da parte del mio Comune.

A Gordola abbiamo ottenuto il Label CdE in pratica solo per quanto è stato fatto in passato: acquedotto, passerella, sussidi abbonamenti trasporto pubblico. Progetti innovativi osteggiati – per fortuna invano – proprio da coloro che si sono poi buttati nell’operazione acquisto dell’effimero Label a costi non indifferenti per il Comune (oltre 100mila fr). Gli stessi che a dispetto di un minimo di coerenza hanno bocciato la partecipazione ad un progetto europeo per la gestione efficiente delle risorse (acqua potabile) che oltretutto portava a Gordola 200mila euro. Progetto fortunatamente ripreso da Ses e dal Comune Terre di Pedemonte.

Di seguito porto un paio di esempi che illustrano quanto si dovrebbe fare e che invece non si fa in una CdE, ce ne sarebbero diversi altri ma non c’è spazio per tutto.

Edifici pubblici poco esemplari

Capitolo uso efficiente delle risorse: gli edifici pubblici delle CdE sono sovente quelli più energivori di tutti. Dovrebbero quindi essere i primi ad essere risanati fungendo da buon esempio per la cittadinanza. A Gordola nulla si è fatto in questo senso, i grandi consumi degli edifici pubblici (80mila litri nafta 250 MWh elettricità) non sono stati ridotti. Allo scopo di ottenere punti per il Label, invece di eliminare gli sprechi si è preferito praticare la via più facile dell’acquisto di energia elettrica con un supplemento Tiacqua di 0,5 cts/kWh. I tempi per i risanamenti degli stabili comunali sono biblici. Il risanamento del palazzo comunale, che brucia 17mila litri nafta e 40 MWh elettricità all’anno e che per legge dal 2012 doveva essere agibile ai disabili, è in progettazione da almeno 8 anni. Intanto le porte del palazzo sono ancora a vetro semplice e si aprono verso l’interno (sicurezza?). L’etichetta energetica dell’insieme degli edifici pubblici di Gordola oscilla tra F e G (gli ultimi della scala) quindi… città dello spreco! L’automobilista ticinese, per una vettura di questa categoria, paga un salato malus sulla tassa di circolazione. Ai Comuni danno il Label se prometti di risanare!

Illuminazione pubblica a Led

Altro settore di competenza dei Comuni è l’illuminazione pubblica. Da anni si sapeva che dal 2015 sarebbe stata vietata la vendita di lampade al mercurio velenose e inefficienti. La Ses ha ottenuto 1 milione da Prochilowatt per sostituire 4’500 lampade fuori legge con nuove a Led. Ma a Gordola non tutte le nuove lampade sono a Led. Nel 2015 sono state montate armature convenzionali al sodio, poi smontate e rimontate assieme ad altre simili su una strada più discosta della neo “Città dell’Energia”. Eppure quelle a Led sono più interessanti anche economicamente non solo perché consumano meno ma pure perché non richiedono di essere sostituite, e la differenza di costo tra un’armatura Led e una al sodio si recupera in pochi anni, tanto è vero che Prochilowatt non le sussidia più.

Il label malgrado gli sprechi

Concretamente, per ottenere il label i Comuni possono benissimo continuare a sprecare energia, basta formulare qualche promessa e organizzare serate pubbliche. Praticamente tutti i Comuni che l’hanno richiesto l’hanno ottenuto. Ci sono, è vero, diversi Comuni che hanno fatto molto e che il label se lo sono meritato, ma la banalizzazione di questo marchio ormai 27enne lo declassa ormai a mero strumento di marketing politico. Proprio in queste settimane preelettorali a Gordola non si è esitato a riscaldare il più energivoro edificio del comune per anticipare i festeggiamenti della consegna del certificato prevista in settembre.

‘Città dell’Energia’… così non serve

A conferma della debolezza del label sta il fatto che la Confederazione ha già dovuto aumentare a più riprese la tassa sul CO2, in quanto i consumi di combustibili fossili non sono diminuiti come si prevedeva, malgrado ormai più della metà della popolazione svizzera viva in una CdE. Non sarà certamente con le CdE che raggiungeremo gli obiettivi di politica energetica cantonali o federali (che tra l’altro esigono il ruolo esemplare degli enti pubblici), né tantomeno quanto fissato nell’accordo di Parigi.