Sotto i riflettori

Intervista pubblicata il 21 marzo 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Ronnie Moretti, candidato uscente al Municipio di Locarno

I due protagonisti di questo confronto elettorale non sono passati inosservati durante la legislatura che volge al termine. Giuseppe Cotti e Ronnie Moretti sono stati spesso al centro delle cronache cittadine. [Ronnie Moretti ha lavorato] lavorato nel campo della socialità. E ora deve fare i conti con i problemi della casa anziani comunale San Carlo, tra dipendenti scontenti del clima di lavoro, quadri e direttori da sostituire. Gli si rimprovera di essersi mosso in ritardo, impedendo così di sanare una situazione oggi compromessa. Ma lui si difende, spiegando di aver agito quando ha avuto abbastanza elementi oggettivi per giustificare un intervento.

La passata legislatura è stata caratterizzata da dissidi interni, che hanno un po’ distolto l’attenzione da tematiche più legate alla gestione della città. Quali sono il principale successo e il maggior fallimento del quadriennio?

L’unanimità perenne è inimmaginabile in un Municipio: l’importante però è che il confronto sia sempre orientato alla ricerca di soluzioni nell’interesse della collettività, senza secondi fini. In questo senso, il principale successo è non avere lasciato che le divergenze puntuali impedissero di risolvere i problemi concreti della Città, come dimostrano i risultati ottenuti. Non parlerei quindi di fallimenti, anche se un problema serio c’è: la sottodotazione di personale, che per la nostra Amministrazione si trascina da molto tempo, ha creato difficoltà nel gestire in modo appropriato molti temi complessi. Nella nuova legislatura arriveranno gli opportuni correttivi: i lavori per il nuovo Regolamento organico dei dipendenti sono già a buon punto.

Fra i progetti concretizzati spicca il Palacinema, i cui contenuti non sono ancora stati del tutto chiariti. Su quali settori bisognerebbe puntare?

La chiave di tutto sarà valorizzare al massimo il Festival del film, riuscendo nel contempo a interessare il più ampio numero possibile di persone. Occorrerà quindi molta attenzione nel definire i contenuti della struttura e le modalità della sua gestione, dando vita a un’attività culturale abbastanza varia da indirizzarsi a tutte le fasce della popolazione ticinese e dei nostri turisti.

Quali le altre priorità per la prossima legislatura?

A Locarno oggi abitano 3.700 persone che superano i 65 anni d’età: nel 2030 arriveranno a 4.500 e dieci anni dopo a oltre 5.000. Il Municipio dovrà prepararsi a questa svolta epocale non solo curando la propria casa anziani, ma trovando soluzioni innovative per avvicinare le generazioni e valorizzare il ruolo dei pensionati nella società. Uno dei primi passi consisterà nel mettere a disposizione alloggi adeguati, dotati di un custode sociale e accessibili a tutte le fasce di reddito. Se verrò rieletto sosterrò inoltre in tutti i modi le cure a domicilio, affiancate dai necessari servizi di appoggio con professionisti e volontari, per dare autonomia agli anziani e mitigare la loro solitudine.

Uno dei grandi capitoli ancora aperti è quello delle aggregazioni comunali, che ci qualifica come fanalino di coda dell’intero cantone. È giunto il momento di affrontare nuovamente il dossier? Locarno che ruolo dovrebbe avere?

Se l’Agglomerato urbano locarnese resterà diviso, la grande occasione di AlpTransit – soprattutto dopo l’apertura della galleria del Ceneri – sarà in parte sprecata e a vantaggio degli altri poli. Una riflessione con i Comuni dell’agglomerato andrà promossa fin dall’inizio della legislatura, partendo da quanto sta accadendo a Bellinzona. L’obiettivo minimo sul quale già lavoriamo è di condividere e collaborare sui temi che ci uniscono, inclusa la socialità; come fatto per la nuova impostazione dei servizi di polizia, Locarno si impegna nella ricerca di soluzioni condivise, che portino vantaggi a tutte le parti coinvolte.

Negli ultimi mesi l’istituto per anziani San Carlo ha fatto parlare molto di sé per problemi interni e dissidi fra i vertici e il personale. Non si poteva intervenire prima, evitando l’acuirsi delle tensioni? Se l’obiettivo a medio termine pare essere il ritorno a una direzione effettiva, quali i provvedimenti immediati?

Negli ultimi mesi l’istituto per anziani San Carlo ha fatto parlare molto di sé per problemi interni e dissidi fra i vertici e il personale. Non si poteva intervenire prima, evitando l’acuirsi delle tensioni? Se l’obiettivo a medio termine pare essere il ritorno a una direzione effettiva, quali i provvedimenti immediati?Il Municipio si è mosso appena ha avuto a disposizione abbastanza elementi oggettivi per giustificare il suo intervento. E si è mosso in modo deciso. Sarebbe stato meglio intervenire prima? Sì, se restiamo sul piano della pura astrazione, vista la complessità dei problemi. Credo che dibattere su un presunto ritardo sia utile soprattutto a chi vuole fare campagna elettorale, sfruttando le difficoltà del San Carlo. A dimostrazione del fatto che – assieme a tutto il Municipio – sono intervenuto ancora in tempo utile con le giuste misure, ora stiamo infatti assistendo in tempi brevissimi a miglioramenti sostanziali nella pianificazione dei turni, nell’utilizzo del RAI e soprattutto nel clima di lavoro, che dovrebbe assestarsi con la nomina del nuovo direttore. Ad ogni modo, associare l’inappropriata gestione del personale all’organigramma adottato dal Municipio significa per me tracciare un’equazione frettolosa. La proposta di un direttore unico per il settore socio-sanitario – approvata dal Cantone – rispondeva a una precisa logica; il nostro scopo era di ottenere una gestione unitaria e ridurre i costi rispetto alla soluzione votata dal Consiglio comunale, contestata da alcune voci dello stesso Legislativo.

Luca Pelloni, Barbara Gianetti Lorenzetti