«Sono deluso dal ritornello dei docenti»

Intervista pubblicata il 17 marzo 2016 sul “Corriere del Ticino”
a Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato e direttore del DECS

La replica a chi lamenta di non essere coinvolto e un fermo stop ai tagli nella scuola

Tra meno di una settimana in Ticino andrà in scena il primo sciopero al contrario dei docenti. Mercoledì 23 marzo il Governo ha concesso un giorno di vacanza, ma gran parte degli insegnanti non ci sta e quel giorno sarà in classe. Il direttore del DECS Manuele Bertoli in questa intervista al Corriere del Ticino parla a ruota libera di questa novità, di quanto ha fatto per la scuola e del rapporto con chi la scuola la fa. C’è una questione che gli risulta particolarmente indigesta: «Quello che un poco mi delude è sentire risuonare il ritornello secondo cui i docenti non sarebbero sufficientemente ascoltati e coinvolti». Intanto, mentre il Consiglio di Stato sta preparando la manovra da 180 milioni di franchi, Bertoli dice chiaro e tondo che «la scuola dell’obbligo in ogni caso non sarà toccata».

Mercoledì 23 marzo i docenti beneficeranno di un giorno di libero, ma molti si recheranno ugualmente in classe per quello che ha l’aria di essere uno sciopero al contrario. Vive questa situazione come una sua sconfitta?

«No, perché la scintilla che ha innescato questa protesta è frutto di una decisione del Governo e della maggioranza del Parlamento. Certamente avrei fatto a meno dell’ultimo ritocco dei salari dei dipendenti, docenti compresi, cosa che spero si possa finalmente superare con l’imminente nuova legge stipendi. Spero che la giornata sia un’occasione per ritematizzare la centralità e l’importanza della scuola per la collettività».

Lei ha precisato che la politica del personale è una sola e non fa distinzione tra docenti o impiegati amministrativi. Ha l’impressione che oggi vi sia chi chiede un trattamento di favore?

«Ho l’impressione che ogni tanto non si vogliano vedere i contesti complessivi, come nel caso della politica del personale che è una sola e non una giustapposizione di politiche differenziate per i vari rami professionali».

I sindacati OCST e VPOD non ci stanno e rendono attenti lei e il Governo perché «risparmiare sui docenti vuol dire ipotecare il futuro della scuola». Condivide questa affermazione o la ritiene una esagerazione?

«Capisco i dipendenti che hanno subito una serie di misure salariali anno dopo anno. Nello specifico del congedo straordinario di quest’anno la critica la capisco meno, sia perché è una compensazione tutt’altro che nuova (negli ultimi 20 anni si è ripetuta più volte), sia perché in passato furono proprio i sindacati a chiedere questo tipo di compensazione a fronte di risparmi sul personale. Mi preme però dire che in questi ultimi anni, ad eccezione delle misure sul personale dello Stato e quindi anche sui docenti, non ci sono stati tagli di natura scolastica».

Passano gli anni cambiano i consiglieri di Stato e il colore politico, eppure le tensioni restano. Insomma, dopo Gabriele Gendotti è arrivato lei, ma sembra che ai docenti non vada neppure bene un direttore socialista. Cosa ne dice?

«Ne prendo atto. Quello che un poco mi delude è sentire risuonare il ritornello secondo cui i docenti non sarebbero sufficientemente ascoltati e coinvolti, quando tra tavoli tecnici, visite a tutti gli istituti cantonali, gruppi di lavoro allargati, consultazioni per via cartacea e telematica, newsletter e chi più ne ha più ne metta il dialogo è costante ed intenso. Purtroppo, come sussistono degli stereotipi negativi ingiustificati sui docenti, vi sono dei cliché ingiustificati sui rapporti tra DECS e insegnanti che qualcuno continua a ripetere malgrado una realtà diversa».

Ha qualcosa da rimproverarsi nella gestione dei rapporti tra lei e il corpo insegnante da quando è alla direzione del DECS?

«Quando si lavora capita anche di sbagliare, anche se nel complesso sono tranquillo su quanto fatto, che con le risorse messe a disposizione da Governo e Parlamento non è poco».

Sotto la sua direzione sono stati aumentati gli stipendi delle scuole comunali ed eliminate le penalizzazioni salariali per i neoassunti. Ha l’impressione che, talvolta, vi sia chi ha un po’ la memoria corta?

«Diciamo che le cose che mancano fanno spesso molto rumore, anche comprensibilmente, mentre quelle positive vengono quasi sempre rapidamente dimenticate, come fossero scontate».

Per migliorare la qualità della scuola basterebbe aumentare gli stipendi?

«No, ma capisco i dipendenti pubblici, tra cui i docenti, che vorrebbero che le regole salariali non venissero modificate tutti gli anni e che in fondo chiedono di applicare il sano motto secondo cui pacta sunt servanda. È tempo che con la nuova Legge stipendi, che è imminente, si arrivi finalmente a definire un quadro stabile della politica salariale».

Il Governo sta confezionando una manovra da 180 milioni di franchi. A chi chiede che la scuola non venga toccata come risponde?

«Che sono d’accordo. Infatti abbiamo cercato di limitare i risparmi a cose periferiche rispetto al nocciolo della scuola. La scuola dell’obbligo in ogni caso non sarà toccata».

E a chi spera che la dotazione finanziaria per la scuola possa crescere come replica?

«Che per chiedere nuove risorse è necessario indicare precisamente a cosa servono. Il progetto “La scuola che verrà” va in questa direzione».

Il fatto che i dati PISA non siano entusiasmanti è in diretta relazione con l’investimento finanziario nella macchina scolastica?

«In parte sì, nel senso che le riforme per migliorare la scuola dopo che i dati PISA hanno segnalato risultati non brillantissimi hanno senz’altro un costo. Immaginare di fare riforme a costo zero non è realistico».

Il prossimo 5 giugno i ticinesi saranno chiamati alle urne per esprimersi sull’iniziativa popolare della VPOD «Rafforziamo la scuola media – Per il futuro dei nostri ragazzi». Lei farà campagna contro?

«Io avevo chiesto di tenere ferma l’iniziativa in vista del progetto “La scuola che verrà”, per sua natura più articolato di un’iniziativa popolare, che non può che modificare una legge ed è quindi intrinsecamente più “grossolana”. Sulla campagna voglio ancora capire cosa succederà in queste settimane quanto ai finanziamenti per il progetto al quale stiamo lavorando da tempo».

A che punto è il controverso progetto «La scuola che verrà»?

«Innanzitutto è tutt’altro che un progetto controverso, la consultazione interna alla scuola ha mostrato una larga adesione a gran parte degli orientamenti indicati. Il rapporto finale sarà presentato entro fine aprile e poi si aprirà la consultazione generale. Poi, risorse permettendo, si dovrà passare il prossimo anno alla fase pilota e in seguito, tra qualche anno, all’implementazione più generale».

Gianni Righinetti