La politica economica deve cambiare rotta

di Mauro Lancianesi, candidato al Consiglio comunale di Chiasso

Il Mendrisiotto è un indicatore per il resto del Cantone; quello che succede da noi poi raggiungerà anche e altre regioni; è stato così per il traffico ed è così anche per lo sviluppo economico.

Qualche giorno fa il sindaco di Chiasso Moreno Colombo commentava la notizia della tassazione ordinaria per i frontalieri lamentandosi dei costi amministrativi che lieviteranno poiché sarà necessario assumere tassatori per le loro dichiarazioni. Chi ha promosso «Benvenuta impresa!» ha attirato ditte che hanno generato pochi posti di lavoro, dei quali pochissimi ai residenti. «L’incidenza del personale locale in queste nuove aziende si colloca in media tra l’1% e il 24%, con punte del 50%» affermava il sindaco.

A Mendrisio le cose non vanno molto meglio. Il 53% dei posti di lavoro è occupata da frontalieri. Nell’area di San Martino i terreni liberi sono meno del 10% e non ci sono più spazi per nuove aziende. Unica soluzione possibile secondo il Municipio guidato da Carlo Croci: seminare cemento anche nella zona di Valera, ultimo polmone verde della zona, difesa da oltre 7.000 cittadini che chiedono che sia destinata allo svago e all’agricoltura. Si vuole tappezzare il territorio di altre fabbriche e centri commerciali per un introito fiscale immediato palesando che il tipo di sviluppo economico perseguito finora è stato fallimentare e ha degradato qualità di vita e territorio.

Che dire poi dell’Esecutivo di Stabio il quale si lamenta dell’aumento del traffico dovuto alla chiusura del nucleo di Ligornetto. Forse il sindaco Claudio Cavadini si è accorto che le scelte dei Comuni si ripercuotano sulle regioni limitrofe? Chiede che venga cancellata la decisione popolare espressa in votazione ad inizio 2012 di chiudere il nucleo di un paesino di 1.700 abitanti, con stradine talmente strette da non esserci neppure un marciapiede e traversate giornalmente da 10.000 auto.

Questi tre esempi dimostrano che puntando sulle entrate immediate, le imposte alla fonte e certe imprese che sfruttano la manodopera d’oltrefrontiera a basso costo, si rischia di trovarsi con un pugno di mosche appena la legislazione cambia. Continuare a svendere il territorio significa solo peggiorare la qualità di vita della popolazione e riversare i costi sull’intera comunità. È ora di cambiare rotta nello sviluppo economico e adesso ne abbiamo la possibilità. Diamo un taglio alla politica del moltiplicatore e iniziamo a ragionare in termini di qualità e sostenibilità a beneficio di tutta la popolazione.