C’era una volta Chiasso

di Marco Ferrazzini, candidato al Consiglio comunale di Chiasso

Due legislature di gestione liberal-populista e Chiasso è rotolata giù. È calata in prestigio e in importanza nella considerazione politica regionale e cantonale. Da città-polo a comune comprimario. Tante le posizioni perdute e troppe le occasioni di scherno offerte al pubblico: ultima, in ordine di tempo, la scandalosa risposta del Municipio, secondo cui non è lecito chiedere all’Esecutivo di rendere conto della promozione di un funzionario in attesa di processo per insulti a politici locali. Ma in che paese viviamo?

A ciò si aggiungano tre referendum sonoramente persi. In uno di questi i chiassesi hanno impedito (per fortuna) al Municipio di «sistemare» un bilancio di esercizio annuo attraverso la vendita di un terreno comunale; in un altro hanno evitato al Comune d’imbarcarsi nell’avventura farlocca del TrenHotel.

Alla fine di questo quadriennio cosa rimane alla comunità chiassese? Innanzitutto un vasto e pregiato terreno pubblico (via Comacini) alienato, per «fare cassetta», a fini immobiliari di «alto standing». Agli abitanti del quartiere di via Soldini l’odissea di una riqualifica che dura ormai da oltre cinque anni, con disagi notevoli per chi vi abita e lavora e con risultati molto discutibili per la sicurezza e la valorizzazione dei pedoni.

In compenso, in piazza, possiamo godere dei pannelli fotografici autocelebrativi delle nostre autorità. I chiassesi meriterebbero di meglio.