“Non mi piace quel congedo. Ma…”

Intervista pubblicata il 16 marzo 2016 su “la Regione”
a Manuele Bertoli, membro del Consiglio di Stato

Il capo del Decs: ‘Docenti non ascoltati? Uno stereotipo: sono stato e andrò ancora ai plenum di tutti gli istituti’.

«Non toccherà la scuola dell’obbligo» la manovra di 180 milioni che sarà presentata dopo la metà di aprile e con la quale il governo intende risanare le finanze cantonali. Una boccata d’ossigeno per il direttore del Dipartimento educazione (Decs) Manuele Bertoli . Una boccata d’ossigeno in un periodo difficile come una corsa in salita. Giorno dopo giorno si allarga, infatti, il fronte della protesta e cresce il numero di sedi e docenti che il 23 marzo apriranno le aule e si accomoderanno dietro le cattedre, malgrado il congedo straordinario concesso dal governo per compensare i tagli sui dipendenti pubblici del preventivo 2016. Una sorta di ‘sciopero al contrario’. Eppure, dice Bertoli alla ‘Regione’, «una compensazione di questo genere non è una cosa nuova. Negli scorsi vent’anni è stata decisa più volte dal Consiglio di Stato».

Quest’anno cade il 25 marzo per i funzionari, due giorni prima per i docenti. Come mai questi ultimi sono ‘sul piede di guerra’?

Non so dirle, anche se capisco che questo meccanismo non piaccia. Non piace nemmeno a me.

Non le piace?

No. Tuttavia è una conseguenza del preventivo 2016. E il preventivo è un pacchetto complessivo: o lo si prende tutto o lo si molla tutto. Perlomeno a livello di governo. Il Gran Consiglio si china invece sui singoli provvedimenti, ma in questo caso la maggioranza non ha detto ‘né ah né bah’ sui tagli sui dipendenti. Al di là di questo, è necessario giungere al più presto a una politica del personale stabile. Spero che ciò sarà possibile grazie alla nuova legge stipendi.

Eppure dall’incontro di lunedì tra la Commissione scolastica e i sindacati della scuola è emerso che il disagio tra gli insegnanti è più profondo di una disputa sui salari. Non se n’è mai reso conto?

Il fatto che non ci sarebbe sufficiente informazione, ascolto, coinvolgimento dei docenti nei progetti che li riguardano è un cliché che è stato ripetuto anche al termine dell’incontro di lunedì. Uno stereotipo: non so come fosse prima, ma da quando sono a capo del Decs ho promosso numerose azioni per favorire dialogo e confronto.

Quali?

Da due o tre anni esiste per esempio un tavolo tecnico per le questioni sindacali. Prima non c’era. Dal 2011 al 2015 ho inoltre visitato tutti i plenum di tutti gli istituti cantonali, che sono oltre sessanta, avendo un contatto diretto con i docenti. A partire dal 2015 ho ricominciato il giro che terminerà nel 2019. Si tratta di incontri interessanti, proficui. Talvolta si assiste a discussioni pacate, altre volte ad alcune più accese. Ma il mantra secondo il quale non c’è coinvolgimento non l’ho quasi mai sentito in quelle occasioni.

Da dove nasce allora?

Più che altro dalle associazioni magistrali. Esiste una divergenza a proposito di quando debba iniziare il loro coinvolgimento. Io credo che in una prima fase il Dipartimento debba essere libero di costruire ipotesi di lavoro sulle quali confrontarsi in seguito. Lo si è fatto per esempio con il progetto ‘La scuola che verrà’: già oggetto di larga consultazione interna alla scuola, sarà ancora argomento di una seconda e più ampia consultazione sul rapporto finale.

E il profilo dei docenti?

È una proposta richiesta dalle associazioni magistrali che, pur partendo da documenti parziali già esistenti, non è piaciuta. Siamo ripartiti con un altro approccio. Citare questi due documenti come presunti esempi di mancato dialogo mi sembra pretestuoso

Signor Bertoli, torniamo al 23 marzo. Una protesta è giustificata?

Se la giornata servirà a rimettere la scuola al centro dell’attenzione, in modo che la collettività possa comprendere l’importanza di questa istituzione per una società evoluta come la nostra, sarà un momento positivo.

I suoi figli andranno a scuola?

Solo uno va in un istituto che rimarrà aperto. Gli ho chiesto che cosa preferisce fare e ha deciso di non andarci. Se dovesse cambiare idea non ci sarebbe nessun problema.


“E le decisioni del Gran Consiglio?”

Da un lato la Commissione scolastica a denunciare un “disagio che va ben oltre le rivendicazioni salariali”. Dall’altro le associazioni magistrali a lamentare scarso ascolto da parte di chi decide nella scuola. Dalla riunione di lunedì (ne abbiamo riferito ieri, ndr), il Decs e il governo non ne sono usciti bene. «Mi ha un po’ sorpreso – rileva Manuele Bertoli – che in questo incontro siano state trattate questioni relative al rapporto tra docenti e Dipartimento. Mi sembra non si sia invece accennato a una serie di decisioni prese dal Gran Consiglio sulla scuola. Cito quella principe della riduzione degli allievi per classe: insegnanti, Dipartimento, governo e genitori erano favorevoli, mentre la maggioranza dei deputati ha deciso altrimenti. Insomma, quella di lunedì è stata un’occasione non colta».

Si è preferito puntare il dito contro il Decs?

Mi pare di sì. Eppure il Decs, come gli altri Dipartimenti, non agisce da solo e, soprattutto, si muove in un contesto finanziario deciso da governo e parlamento. Io non sono l’imperatore della scuola che decide per proprio conto.

Critiche rispedite al mittente?

Mi limito a ricordare che in questi anni difficili qualcosa di positivo si è fatto. Penso al sostegno pedagogico potenziato e cantonalizzato, all’aumento dei salari dei docenti comunali, all’istituzione delle direzioni degli istituti comunali, alla soppressione delle penalità salariali iniziali e via dicendo. Se ciò non conta nulla, ne prendo atto. Ma forse ci vorrebbe una visione meno propagandistica della situazione.

Paolo Ascierto